Marco Tullio Giordana
Marco Tullio Giordana
Uno dei miei film porta il titolo di una canzone. La meglio gioventù, prima di essere una raccolta di poesie friulane di Pasolini, fu un canto degli alpini nella prima guerra mondiale ripreso e corretto nella seconda. La musica è entrata molto presto nella mia vita, in casa c’era un pianoforte sul quale i fratelli maggiori si esercitavano di malavoglia preferendo tapparsi nelle loro stanze a sentire i Platters, Paul Anka, Fat’s Domino, Ella Fitzgerald. Di conseguenza un po’ del loro snobismo verso le canzoni italiane devo averlo assorbito anch’io: Nilla Pizzi, Claudio Villa, Luciano Tajoli mi sembravano reliquati antichi come i canti delle mondine. Modugno però mi piaceva ( Il vecchio frac , La strada n’fosa , Lazzarella ) e soprattutto Mina, l’urlatrice, che aveva un’aria così sensuale e allegra da conturbare la mia adolescenza insieme a un’altra femme fatale avvolta nel fumo di una sigaretta: Jula de Palma, fascinosissima. Celentano mi faceva molto ridere (sembrava un mattacchione), ma quello che mi piaceva più di tutti era Fred Buscaglione, torvo e pericoloso quanto Renato Carosone era invece allegro. Buscaglione però non mi sembrava un cantante: forse per averlo visto in televisione, mi sembrava piuttosto un gangster che cantava, mischiando due generi cinematografici che avrei molto amato: il noir e il musical, Howard Hawks e Jacques Demy. Poi, facendo irruzione l’adolescenza e i suoi languori, subentreranno tanti amori eterogenei e quasi sempre stranieri, dai Beatles a Françoise Hardy, senza però trascurare alcune straordinarie voci nostre come Donatella Moretti e - molto più tardi - Antonella Ruggiero o Giuni Russo. Bistrattate, amate di nascosto, cantate sottovoce o a piena gola, in solitudine o in compagnia, rinnegate, rivalutate, dileggiate, messe sul trono, tutte quante queste canzoni compongono la caleidoscopica colonna sonora della nostra vita, mischiate come sono ai nostri alti e bassi, al mare aperto o alla montagna contro cui ci siamo schiantati. Se ci viene così naturale scansionare le nostre stagioni, il nostro piccolo evo, col titolo di una canzone, ecco che prende corpo un’idea della Storia tutt’altro che “leggera”. La Musica, esattamente come la Moda, anticipa, sente, ruba al suo tempo e finalmente mette in forma col vantaggio immenso di trovare una formula altrettanto popolare delle suggestioni che l’hanno originata. E tornare quindi là dov’era nata come un feedback immediato. Anche il cinema si comporta così, infatti si somigliano molto. La sociologia più pertinente, quella esatta al millimetro, la fanno gli artisti di strada meglio dei professori, ma questo diciamocelo all’orecchio, sussurriamolo a bassa voce.