Nel 2013 la ‘ndrangheta voleva uccidere uno dei due figli del procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, all’epoca procuratore aggiunto di Reggio Calabria. Lo ha rivelato ai magistrati della Dda reggina, guidati dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Giuseppe Lombardo, un nuovo collaboratore di giustizia, Antonio Cataldo, primo pentito dell’omonima cosca di Locri. Condannato a 8 anni di carcere nel processo "Mandamento Jonico", Cataldo ha raccontato al sostituto procuratore Giovanni Calamita di come le cosche della Locride volessero attentare alla vita del figlio minore di Gratteri perché temevano che il magistrato fosse nominato Ministro della Giustizia nel Governo Renzi. Due verbali di Cataldo sono stati depositati nel processo "Riscatto-Mille e una notte". In particolare, il 20 e 28 luglio del 2013 il pentito ha spiegato cosa ha sentito in carcere da Guido Brusaferri, esponente di spicco della cosca Cordì, un tempo rivale dei Cataldo. "Ma Brusaferri – spiega – mi tranquillizzò dicendo ‘tra poco sistemano il figlio’. Lo avrebbero investito con una macchina".