di Ettore Maria Colombo Proporzionale puro, ma con sbarramento alto, al 5%, come chiedono i centristi, Carlo Calenda in testa a tutti, Iv, ma pure l’M5s, pezzi del Pd (i Giovani turchi) e FI (l’ala liberal-moderata, ieri rilanciato dal senatore Andrea Cangini)? O un proporzionale corretto, dice il Pd, con collegi che spazzerebbero via gli uninominali del Rosatellum stante che Letta vorrebbe tornare al Mattarellum? O un sistema "a la coque", cioè un proporzionale "di base", ma con ballottaggio, se nessuno supera...

di Ettore Maria Colombo

Proporzionale puro, ma con sbarramento alto, al 5%, come chiedono i centristi, Carlo Calenda in testa a tutti, Iv, ma pure l’M5s, pezzi del Pd (i Giovani turchi) e FI (l’ala liberal-moderata, ieri rilanciato dal senatore Andrea Cangini)? O un proporzionale corretto, dice il Pd, con collegi che spazzerebbero via gli uninominali del Rosatellum stante che Letta vorrebbe tornare al Mattarellum? O un sistema "a la coque", cioè un proporzionale "di base", ma con ballottaggio, se nessuno supera il 50,1% al primo turno, e premio di maggioranza al 55%, come nella proposta Ceccanti-Parrini? Che, in teoria, dovrebbe "ingolosire" la Lega (Parrini ne ha parlato con Calderoli) perché permette di andare divisi al primo turno e unirsi al ballottaggio, incentivando, solo lì, le coalizioni.

O il mantenimento dell’attuale Rosatellum, un mix di proporzionale (61%) e maggioritario, basato su collegi uninominali (34%) che, se li vinci tutti, ti assegna un premio implicito che sfiora il 60% dei seggi? Il che, però, teme il Pd, "se le elezioni le vincesse la destra sovranista, potrebbe attentare la Costituzione". Stante che il centrodestra ha appena deciso che il "ritorno al proporzionale" è il "Male Assoluto", torna a divampare, nel cortile di palazzo Montecitorio, dove i deputati fumano e discutono, una accesa discussione sulla legge elettorale e pure la voglia matta di tornare al proporzionale, ma come se si dovesse votare domani mattina.

Eppure, di elezioni non ne sono previste, dopo le amministrative, fino a giugno e ottobre 2022. Le uniche elezioni che si terranno, da qui a due anni sono quelle per eleggere il nuovo Capo dello Stato a fine gennaio 2022, ma sono elezioni indirette: votano i Grandi elettori, non i cittadini. Ma dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato - soprattutto se fosse l’attuale premier, Mario Draghi, ad ascendere al Colle - il rischio di votare prima diventerebbe concreto.

Ma, si sa, i tacchini non amano festeggiare il Natale. Traduzione: con il taglio dei seggi da 945 a 600, due terzi degli attuali parlamentari resteranno a casa. Inoltre, i suddetti tacchini vogliono maturare la pensione: scatta solo dopo aver lavorato (si fa per dire) quattro anni e sei mesi, non uno meno. Il che vuol dire che la voglia di andare a urne anticipate è assai scarsa. E dunque? Stefano Ceccanti (Pd) a un collega dice: "La politica, prima che è arte, è scienza. La Lega, col proporzionale, non la alletti. E FI non pare disposta a staccarsi dal centrodestra. Solo con un "premio" di maggioranza puoi convincerla. Ma se ne parlerà dopo la corsa al Colle".