Lorenzo Moroni Nessuna caccia alle streghe, ci mancherebbe altro. Sbagliare è umano e non c’è bisogno di ricorrere alla locuzione latina per rafforzare il concetto. Men che meno, nel caso di specie, occorre ricordare che perseverare sarebbe quanto meno diabolico, soprattutto tra le mura di un ospedale dove...

Lorenzo

Moroni

Nessuna caccia alle streghe, ci mancherebbe altro. Sbagliare è umano e non c’è bisogno di ricorrere alla locuzione latina per rafforzare il concetto. Men che meno, nel caso di specie, occorre ricordare che perseverare sarebbe quanto meno diabolico, soprattutto tra le mura di un ospedale dove dovremmo essere al sicuro. La notizia buona, per la 23enne di Massa Carrara, è che le dosi di vaccino inoculate nel suo corpo sono quattro anziché sei. E gli studi Pfizer hanno dimostrato che un sovradosaggio di queste dimensioni non ha provocato conseguenze nei pazienti durante i test. Meglio così. E applausi alla giovane che non ha voluto colpevolizzare nessuno, nonostante la paura provata, a cominciare dall’infermiera che le ha praticato l’iniezione. La ragazza si è quindi affrettata a dire che non denuncerà nessuno. Liberissima di scegliere, per carità. Eppure, per quanto possa sembrare pleonastico evidenziarlo, quando si entra in un ospedale per ricevere delle cure, ci si augura poi di tornare a casa più in salute di prima. Se ciò non accade, se si è vittime di un errore che può appunto capitare (inutile ricorrere all’abusato termine di ’malasanità’), sarebbe bene che ci si tuteli nelle sedi opportune. In primis, se il paziente ritiene di aver subìto un danno fisico. E poi – aspetto non di poco conto – per cercare di far sì che quanto accaduto non capiti in futuro a un’altra persona con il rischio che possa riportare conseguenze serie. Non si tratta, quindi, di cercare per forza un colpevole, ma di vedersi riconosciuto un risarcimento dovuto.