Tumori, ondata di casi nel post-pandemia: stimate 395mila nuove diagnosi nel 2023

Il report sui numeri del cancro in Italia 2023: cancro alla mammella, del colon-retto e al polmone i tre più frequenti. Scende anche la percentuale di adesioni allo screening

Tumori, sala operatoria (foto Dire)
Tumori, sala operatoria (foto Dire)

Roma, 12 dicembre 2023 – È un quadro molto preoccupante quello presentato oggi al Museo dell'Istituto Superiore di Sanità nel volume ‘I numeri del cancro in Italia 2023’: 395.000 nuove diagnosi, 18.400 in più rispetto all'anno della pandemia. I più colpiti sono stati gli uomini, con 208.000 nuovi casi a fronte dei 187.000 nelle donne, laddove al contempo si è registrato anche un preoccupante calo di adesioni agli screening di prevenzione. Questi i dati principali del 13esimo censimento sugli aspetti relativi alla diagnosi e alla terapia delle neoplasie condotto da Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), Airtum (Associazione Italiana Registri Tumori), Fondazione Aiom, Osservatorio Nazionale Screening (Ons), Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), Passi d'Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (Siapec-Iap). A fare da contrappeso, le 268mila vite salvate in 13 anni, dal 2007 al 2019, grazie ai passi avanti della ricerca.

I tumori killer

Il carcinoma della mammella è al primo posto nella lista delle diagnosi tumorali più frequenti del 2023 con 55.900 casi, seguito dal colon-retto (50.500), polmone (44.000), prostata (41.100) e vescica (29.700). In particolare, Fabrizio Stracci e Diego Serraino di Airtum hanno sottolineato come dal 2007 al 2019 "il dato più eclatante riguarda la mortalità per cancro del polmone, causato in più dell'80% dei casi dal fumo". Nelle donne, a pari opportunità di diagnosi e cura, è stato documentato un eccesso di 16.036 morti per carcinoma polmonare rispetto agli uomini, il 16% in più di quanto atteso. "Un quadro – hanno detto Stracci e Serraino – che riflette una diversità di genere nella diffusione dell'abitudine di fumare nel corso del tempo e che suggerisce l'opportunità di portare avanti con forza la lotta al tabagismo". La prospettiva per i prossimi due decenni è che il numero assoluto di nuove diagnosi oncologiche in Italia aumenterà in media ogni anno dell'1,3% negli uomini e dello 0,6% nelle donne.

Meno adesioni allo screening

Sotto il profilo della prevenzione, a livello nazionale nel 2022 c'è stato un calo del del 3% della copertura degli screening mammografico (43%) e colorettale (27%), che nel 2021 erano tornati ai livelli pre-pandemici. È drastica la diminuzione al Nord, dove l'adesione alla mammografia è passata dal 63% nel 2021 al 54% nel 2022 e quella allo screening colorettale è in scesa dal 45% al 38%. Solo lo screening cervicale, ha spiegato Paola Mantellini dell'Osservatorio Nazionale Screening, "mostra un andamento un pò diverso rispetto agli altri programmi, con valori complessivi pre-pandemici intorno al 39%, un calo al 23% nel 2020, un livello di copertura del 35% nel 2021 e un ulteriore avanzamento pari al 41% nel 2022". Questo miglioramento sarebbe in parte imputabile a una rafforzata campagna di sensibilizzazione, con la transizione da Pap test a Hpv test a partire dai 30 anni di età.

L'obiettivo europeo per il 2025

La risposta a questi numeri è il progresso della ricerca oncologica che aumenta sempre di più il tasso di curabilità dei tumori permettendo ai pazienti di tornare a vivere una vita "normale" dopo il superamento della malattia. Caratterizzazione molecolare, diagnosi istologica, terapie mirate e l'introduzione di farmaci immunoterapici di nuova generazione sono gli strumenti più efficaci in questo senso. Il problema, semmai, è che questa evoluzione non avviene di pari passo in tutti i centri diagnostici del Paese. Francesco Perrone, presidente Aiom: "Entro il 2025 in tutta la Comunità Europea gli screening dovranno essere offerti ad almeno il 90% degli aventi diritto. Non abbiamo molto tempo e senza un importante avanzamento del Sud non saremo in grado di raggiungere questo traguardo. È dunque quanto mai necessario adottare campagne permanenti di sensibilizzazione. Nella prevenzione rientrano poi anche le azioni per contrastare l'inquinamento atmosferico: l'Italia, in particolare la Pianura Padana, presenta i livelli più elevati di inquinamento da particolato in Europa".

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