Un momento della protesta al liceo «Manzoni» di Milano: «Non siamo sfaticati, siamo affaticati»
Un momento della protesta al liceo «Manzoni» di Milano: «Non siamo sfaticati, siamo affaticati»
di Simona Ballatore Erano stati i primi a chiedere con forza il ritorno in presenza, occupando, quattro mesi fa, la loro scuola – il liceo classico Manzoni – e dando il via alle proteste a cascata a Milano (dodici in quindici giorni). Sono tornati a occuparla ieri ma per chiedere una ’tregua’: "Non siamo sfaticati, siamo affaticati"; "Didattica a distanza per bocciarci in presenza", gli striscioni ai cancelli. Perché quel ritorno in aula (al 70%) tanto atteso è stato tradotto in un "fittissimo e insostenibile calendario di interrogazioni e verifiche". Ed è "mal comune". Non solo a Milano, infatti, ma da più parti, in tutta Italia, si sono levati cori di protesta: dalle lettere dei genitori di...

di Simona Ballatore

Erano stati i primi a chiedere con forza il ritorno in presenza, occupando, quattro mesi fa, la loro scuola – il liceo classico Manzoni – e dando il via alle proteste a cascata a Milano (dodici in quindici giorni). Sono tornati a occuparla ieri ma per chiedere una ’tregua’: "Non siamo sfaticati, siamo affaticati"; "Didattica a distanza per bocciarci in presenza", gli striscioni ai cancelli. Perché quel ritorno in aula (al 70%) tanto atteso è stato tradotto in un "fittissimo e insostenibile calendario di interrogazioni e verifiche". Ed è "mal comune".

Non solo a Milano, infatti, ma da più parti, in tutta Italia, si sono levati cori di protesta: dalle lettere dei genitori di ’Priorità alla Scuola’ contrari anche al rientro dei piccini a suon di test Invalsi, ("che da dieci anni sminuiscono e danneggiano una didattica che vuol formare alunni e alunne dotati di spirito critico", scrivono) a video-denuncia degli studenti anche sui canali di Tik Tok. Uno su tutti – un audio da 12 minuti col nickname ’pastaparmigianoo’ – ha totalizzato 872mila visualizzazioni e 271mila ’mi piace’: scorre una chat di WhatsApp e si sente una ragazzina che piange a dirotto perché ha un attacco di panico all’idea di tornare in classe. "Una tortura", dice lei, senza mezzi termini. "Tortura" condivisa da studenti e genitori: "E cosa dovremmo imparare da questo? Ad essere forti? Ma che cavolo. È violenza psicologica. Dovrebbe essere un piacere tornare. Non è una questione di voti ma di salute mentale".

Sul rientro in classe Skuola.net aveva realizzato anche un sondaggio, interpellando un campione di 1.500 alunni delle superiori: uno su tre non era così favorevole al ritorno alla ’quasi normalità’ per un motivo: paura. Non del contagio ma delle verifiche. Il 17% è preoccupato pure dal virus, soprattutto per i mezzi pubblici affollati, il 5% non si sente pronto a tornare in mezzo alla gente. Il 43% è frenato da tutti i motivi insieme, ’fobia scolare’ in testa.

"Sono molto preoccupato – non nasconde Raffaele Mantegazza, pedagogista –, mi sembra che questo rientro abbia scatenato un’ansia da prestazione in molti insegnanti che non ha senso. Non si recuperano così i contenuti, ammesso che si debbano recuperare. I ragazzi hanno bisogno di recuperare il gusto di ritrovare la scuola, hanno dimostrato di volersene riappropriare nei mesi scorsi, e adesso rischiamo di perdere questa occasione".

Tra gli studenti che hanno occupato il Manzoni – ’liberato’ prima del coprifuoco – c’è Chiara, di terza superiore, che ha chiuso la settimana con quattro verifiche e tre interrogazioni. "Ovvio che a gennaio volevamo tornare in presenza, la didattica a distanza rimane un’alternativa fallimentare – conferma –, ma il rientro così è parziale e con tutte le criticità che ci eravamo lasciati alle spalle: classi pollaio, edilizia scolastica carente e troppe valutazioni, appunto. Se ogni anno maggio è un mese pieno di stress e tensioni, è indelicato e inopportuno a maggior ragione quest’anno". Anche alcuni presidi hanno persino scritto lettere accorate ai loro docenti: "Non fatevi prendere dal trip dei ’Programmi’ (son stati aboliti nel 2012), non preoccupatevi dei ’numeri’ presenti a registro elettronico – ha sottolineato sempre da Milano la preside del liceo Bottoni, Giovanna Mezzatesta –. Sono rientrati in classe, accogliamoli, accompagniamoli, prima di valutare! Riprendiamo insieme la scalata. La verifica dell’apprendimento dovrebbe emozionare come la scalata alla vetta. Festina Lente: Affrettati lentamente".