Domenica 21 Luglio 2024
GAETANO FEMIANI
Cronaca

Tredicenne stuprata a Catania, la poliziotta-coraggio: "Ha avuto grande dignità". Tre ragazzini in carcere

Per la vittima e il fidanzato la Procura ha attivato il sostegno psicologico. L’agente Accardo, violentata a Napoli, fece arrestare il suo aguzzino: "Prima o poi tornerà la luce anche nella vita della giovane abusata in Sicilia"

Roma, 6 febbraio 2024 – Alessandra Accardo è una donna coraggiosa. Non solo per il mestiere che fa – è poliziotta presso la Questura di Napoli –, ma perché, da vittima di una violenza subita all’interno del porto di Napoli alla fine di ottobre, è stata capace di resistere, chiamare i colleghi e far arrestare il suo aguzzino che aveva tentato anche di ucciderla. Una poliziotta eroina che, dopo quella drammatica vicenda, ha avuto la forza e lo spirito di raccontare la propria storia, affinché sia di esempio alle altre.

La scientifica sul luogo della violenza
La scientifica sul luogo della violenza

La vittima dello stupro di Catania ha solo 13 anni…

"È una cosa che angoscia e procura enorme tristezza. Non è semplice per questa ragazzina superare questo momento di buio. Sono convinta però che non bisogna darla vinta al male, non bisogna arrendersi. Soprattutto, non bisogna mai rinunciare a rivendicare la propria dignità".

La tredicenne di Catania ha reagito con coraggio di fronte a una violenza così bestiale.

"È stata bravissima, ha fatto quello che le donne dovrebbero sempre fare: denunciare i propri carnefici. Ha fatto la cosa giusta".

Cosa vorrebbe dirle, visto che anche lei ha vissuto momenti così angoscianti?

"Che capisco che quello che sta passando, i suoi sogni oggi le appaiono distrutti. Questo è un tempo per lei molto penoso. Se le posso dare un consiglio è di farsi aiutare dalle persone che le vogliono bene, dai familiari, dagli amici, e di guardare con fiducia al futuro. Perché prima o poi torna la luce nella sua giovane vita. Anche io ho fatto così e sono uscita dal tunnel". Nei giorni successivi alla violenza subita, quali erano i sentimenti che avvertiva?

"Pensavo soprattutto a due cose. In primo luogo, che quello che era accaduto non era colpa mia, non dipendeva da me. Poi che era una vicenda assurda e che dovevo alzare la testa e andare avanti".

Cosa direbbe invece agli stupratori della tredicenne?

"Non ho parole giuste per apostrofarli. C’è un problema di fondo: la loro visione della donna è marcia. Non è normale, infatti, che dei ragazzini, qualcuno poco più che maggiorenne, facciano queste cose. Hanno agito in modo meschino e vigliacco". Pensa che la deterrenza e le pene per gli stupratori siano adeguate?

"Questa è una domanda a cui un poliziotto non può rispondere, noi lavoriamo per far rispettare le leggi. Che ci sono e vanno applicate. Ma – pensiero personale – le risposte a queste vicende vanno anche cercate altrove, non tanto e non solo nella severità dell’ordinamento. Bisogna capire che c’è qualcosa di profondo che non funziona più nella nostra società, c’è un pensiero marcio sulle donne che va sradicato. Se non comprendiamo questo, non riusciamo a capire perché dei ragazzini mostrino una tale ferocia, una totale mancanza di rispetto".

Lei ha detto: mi batto affinché l’espressione ‘voglio essere l’ultima’ a subire una violenza così bestiale, diventi realtà. E invece ci troviamo a raccontare sempre nuovi fatti di cronaca.

"Io vado a raccontare la mia storia nelle scuole, nelle associazioni, partecipo a tanti eventi. Bisogna educare i ragazzi alla ‘cultura del no’ e contro la logica malsana del branco. E spiego che nessuno è un’isola, che quando succede una cosa del genere non possiamo girarci dall’altra parte, perché quello che accade alle altre domani potrebbe succedere a me. Talvolta la gente, invece di intervenire, si limita a girare un video… ".