Martina Rossi, ligure di 20 anni, è morta nell’estate 2011 in Spagna cadendo dal balcone di un albergo
Martina Rossi, ligure di 20 anni, è morta nell’estate 2011 in Spagna cadendo dal balcone di un albergo
di Salvatore Mannino Martina volò giù dal terrazzo mentre tentava di sfuggire ai suoi stupratori. Era l’alba del 3 agosto 2011 e ci sono voluti quasi dieci anni per arrivare a una verità giudiziaria che a questo punto è quasi definitiva: la sentenza della corte d’appello bis che condanna a tre anni per tentata violenza sessuale di gruppo due ragazzi di Castiglion Fibocchi che erano insieme a lei nella camera 609 di un hotel di Palma di Maiorca, Alessandro Albertoni, campione di motocross, e Luca Vanneschi, artigiano. Il verdetto arriva alle 16, letto dal...

di Salvatore Mannino

Martina volò giù dal terrazzo mentre tentava di sfuggire ai suoi stupratori. Era l’alba del 3 agosto 2011 e ci sono voluti quasi dieci anni per arrivare a una verità giudiziaria che a questo punto è quasi definitiva: la sentenza della corte d’appello bis che condanna a tre anni per tentata violenza sessuale di gruppo due ragazzi di Castiglion Fibocchi che erano insieme a lei nella camera 609 di un hotel di Palma di Maiorca, Alessandro Albertoni, campione di motocross, e Luca Vanneschi, artigiano. Il verdetto arriva alle 16, letto dal presidente Alessandro Nencini, lo stesso che aveva condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito, verdetto poi annullato dalla Cassazione.

In questo caso, invece, la sentenza giunge dopo un altro annullamento della suprema corte, quello che a gennaio aveva dettato i principi di diritto ora applicati nel processo bis. Resta un solo passaggio, il nuovo giudizio del Palazzaccio, che però dovrebbe arrivare prima che il reato, l’ultimo rimasto, vada prescritto, a ottobre. I giudici infatti non si danno termini per le motivazioni, il che significa che devono depositarle entro 15 giorni e che i termini di impugnazione dei due avvocati difensori si riducono a 30 giorni, 45 in tutto: a metà giugno il fascicolo sarà di nuovo a Roma.

In aula, causa Covid, ci sono solo i due imputati e i genitori di Martina, studentessa genovese di appena 20 anni. I ragazzi sfilano via scuri in volto. Bruno Rossi e Franca Murialdo, protagonisti di una battaglia giudiziaria che dura dal 2011, non nascondono invece la loro emozione: "Siamo sopra il cielo, Martina è di nuovo al nostro fianco. Per 10 anni non abbiamo combattuto invano. Questi due ragazzi, però, sono vivi, possono continuare a girare per le strade del loro paese. Nostra figlia no". Qualche minuto dopo la sentenza, papà Bruno, antico sindacalista dei camalli (i portuali) genovesi, si sfoga con Qn: "Non mi importa di vederli in galera, lo so che non ci andranno. Ma vorrei almeno che capissero cosa hanno fatto. E vorrei avere la possibilità di incontrarli faccia a faccia per farmi raccontare cosa è successo davvero".

La storia è nota. Martina cade giù dal sesto piano dell’Hotel Ana. Gli inquirenti spagnoli chiudono il caso frettolosamente come suicidio. Ci vorrà l’ostinazione di Bruno e Franca per farlo riaprire in Italia, a Genova, e poi far trasmettere gli atti ad Arezzo, dove nel 2018 il processo si chiude con la doppia condanna. Poi a giugno scorso il clamoroso ribaltone in appello che assolve tutti, salvo il contrordine della Cassazione. Non ci sono ancora le motivazioni del verdetto di ieri, ma è facile intuirle: il punto di caduta laterale che lascia pensare a un tentativo di fuga dallo stupro e i pantaloncini che Martina non aveva più. Chi glieli ha sfilati se non in un tentativo di violenza?