Una manifestazione di dipendenti di Google a Mountain View per chiedere più diritti sindacali
Una manifestazione di dipendenti di Google a Mountain View per chiedere più diritti sindacali
di Giampaolo Pioli È come se Maurizio Landini avesse aperto un distaccamento della Cgil dentro la Silicon Valley per provocare un effetto domino. I dipendenti di Google, dopo anni di riunioni clandestine molte volte represse con numerosi licenziamenti, hanno deciso di iscriversi al sindacato. I numeri per il momento sono simbolici ma l’annuncio è enorme perché scardina uno dei fondamenti della flessibilità assoluta nella gestione del personale per i colossi dell’hi-tech i cui vertici hanno pieni e indiscutibili poteri. Il nucleo si chiama Alphabeth Workers Union, in poche settimane sono state già piazzate 226 tessere. I...

di Giampaolo Pioli

È come se Maurizio Landini avesse aperto un distaccamento della Cgil dentro la Silicon Valley per provocare un effetto domino. I dipendenti di Google, dopo anni di riunioni clandestine molte volte represse con numerosi licenziamenti, hanno deciso di iscriversi al sindacato. I numeri per il momento sono simbolici ma l’annuncio è enorme perché scardina uno dei fondamenti della flessibilità assoluta nella gestione del personale per i colossi dell’hi-tech i cui vertici hanno pieni e indiscutibili poteri.

Il nucleo si chiama Alphabeth Workers Union, in poche settimane sono state già piazzate 226 tessere. I lavoratori iscritti pagheranno al sindacato l’1% del loro salario e potranno eleggere i loro rappresentanti.

I ’delegati di Google’ garantiranno la sicurezza nel posto di lavoro, la vigilanza sulle molestie alle donne e una maggior ripartizione per generi nelle assunzioni che adesso tra i 100.000 dipendenti di Google sono ripartite tra il 51,7% di bianchi, un 41,9% di asiatici con una forte dominante degli uomini rispetto alle donne.

"Negli anni scorsi – dicono i neo sindacalisti – abbiamo cercato di segnalare abusi e scorrettezze, ma chi l’ha fatto è stato costretto ad andarsene... Vogliamo che questo non succeda più. Google non è più l’azienda nella quale credevamo all’inizio...".

Sundar Pichai, il ceo di Alphabeth che controlla Google, cerca di fare buon viso a cattivo gioco. Capisce che il piccolo nucleo sindacale è destinato ad espandersi in tutte le sedi interne ed estere della società di Montain View.

"Per anni – insistono al sindacato – migliaia di lavoratori a Google hanno visto le loro preoccupazioni sempre scartate da manager... Lo scorso anno in 20.000 hanno manifestato alzandosi dal posto di lavoro e c’è stata una dura rappresaglia. Il nostro sindacato adesso assicurerà che tutti i dipendenti sappiano a cosa stanno lavorando se è per il Pentagono o per altre fonti... come il progetto Maven che si occupa delle applicazioni militari delle intelligenze artificiali da utilizzare per gli attacchi con i droni...".

La nascita del neo sindacato arriva proprio quando le grandi compagnie hi-tech sono accusate dalla Casa Bianca di eccesso di potere, mentre al Congresso cominciano ad essere in tanti a pensare che sia Google che Facebook dovrebbero essere smembrate in strutture meno globali e più controllabili. Ma soprattutto dovrebbero rispondere in prima persona dei contenuti pubblicati in rete, spesso falsi manipolati e non soggetti a nessuna responsabilità penale sulla diffamazione.

Joe Biden per tutta la campagna elettorale, mentre Donald Trump definiva le organizzazioni dei lavoratori un intralcio alla crescita economica, ha lanciato un vero e proprio appello alle Unions affinchè diventino parte dell’America che vuole ricostruire dopo il covid.

Forse ’Sleepy Joe’ non pensava al sindacato di Google, di Apple o di Facebook nei suoi comizi, ma se la Alphabet Workers Union riuscirà a cambiare lo scarso spirito di solidarietà tra i lavoratori dell’hi-tech, non sarebbe un male . La deregulation ha fatto terra bruciata in America, ma c’è spazio per recuperare il terreno perduto. A partire dai diritti alla sanità che col Covid sono esplosi.