Predazzo (Trento)
Predazzo (Trento)

Trento, 29 ottobre 2020 - Un flagello che ha devastato le foreste più belle d'Italia, quelle di Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, abbattendo 12 milioni di metri cubi di legname e provocando danni che sfiorano i tre miliardi. Dopo due anni, tornare sulla strada percorsa dalla  tempesta Vaia vuol dire dover fare i conti prima di tutto con un numero:  il disboscamento è arrivato a metà dell'opera. Anche se la percentuale non è la stessa ovunque, troppo diversi i territori colpiti. Ma come dev'essere valutato questo bilancio? Nella sintesi di Renzo Motta, presidente della Sisef, Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, non è affatto poco. Anzi. "La situazione delle foreste e del legno - sintetizza il professore, docente all'università di Torino - è sicuramente migliore di quanto era ragionevole pensare dopo l’evento". Risultato possibile anche perché  "Vaia ha colpito alcune tra le regioni e le province con una migliore tradizione ed organizzazione del settore forestale". Da mettere in conto, infatti, anche la ricaduta inevitabile della pandemia da Covid-19. L'impatto è stato importante non solo sui cantieri ma anche sulle vendite. Troppa offerta, "si pensi che in Trentino il legname atterrato in due giorni di tempesta è stato pari a nove volte il prelievo di un anno".

Il lavoro è ancora lungo, ci sono tappe obbligate. Il rimboschimento "è appena iniziato, anche perché prima bisogna necessariamente completare la pulizia - mette in fila Motta -. Probabilmente verrà ripristinato il 10-15% della superficie e la parte restante sarà lasciata alla rinnovazione naturale". Una parte delle foreste schiantate da Vaia diventeranno laboratori verdi, dedicati allo studio e alla ricerca. La scienza cerca le risposte, anche nei disastri.