Alessandro Farruggia Il bicchiere è mezzo vuoto. E ce ne serviva uno bello colmo per mantenere viva la speranza di non sforare l’obiettivo di non aumentare le temperature oltre 1,5 gradi. La conferenza di Glasgow sul clima si è chiusa ieri con un accordo al ribasso. Non è riuscita a rispondere alla...

Alessandro

Farruggia

Il bicchiere è mezzo vuoto. E ce ne serviva uno bello colmo per mantenere viva la speranza di non sforare l’obiettivo di non aumentare le temperature oltre 1,5 gradi. La conferenza di Glasgow sul clima si è chiusa ieri con un accordo al ribasso. Non è riuscita a rispondere alla domanda di azione, fornendo risposte parziali e inadeguate. Nel documento finale ci sono passi in avanti politici (la conferma dell’obiettivo di Parigi, il taglio del 45% delle emissioni al 2030, le zero emissioni nette a metà secolo) ma in extremis l’India ha presentato un emendamento al documento finale della

Cop26 nel quale si prevede una semplice "diminuzione" (phase down) dell’uso del carbone per la produzione energetica invece che una "uscita" (phase out). Per tenere a bordo India e Cina l’emendamento è stato approvato, rendendo ancora più annacquato il testo. Ancor più grave, nella dichiarazione finale gli impegni (volontari) dei Paesi sono inadeguati, la metà di quel che bisognerebbe fare entro il 2030. Gli impegni presi prima di COP26 ci consegnavano un mondo più caldo di 2,7 gradi.

Secondo Climate Action Tracker, l’aggiornamento degli impegni e una serie di accordi settoriali riducono il gap solo del 25% e ci consegnano un mondo più caldo di 2,4° considerando solo gli impegni al 2030; 2,1° contando quelli al 2050; 1,8° se gli annunci e le promesse fossero mantenuti. Sarebbe più dell’1,5 necessario, ma nessuno può fidarsi che le promesse siano mantenute. Anzi. Ancora una volta molte parole, troppo poca ambizione.