Pesaro, 18 ottobre 2020 - Sono spariti i soldi delle parrocchie di Pesaro. Che non erano pochi: 616mila euro. Li aveva investiti nel 2003 e 2004 l’Arcidiocesi pesarese versando quel denaro in varie riprese alla ValorLife Lebensversicherungs-Aktiengesellschaft di Vaduz in Liechtenstein, piccolo principato tra Svizzera e Austria, noto per il numero di banche e per le tasse all’1,5 per cento. La Curia ha sottoscritto 9 polizze vita, beneficiari preti e fiduciari, della durata di 6 anni. Unico contraente, la Diocesi. Che avrebbe incassato al termine della durata del contratto l’ammontare delle somme versate con gli interessi....

Pesaro, 18 ottobre 2020 - Sono spariti i soldi delle parrocchie di Pesaro. Che non erano pochi: 616mila euro. Li aveva investiti nel 2003 e 2004 l’Arcidiocesi pesarese versando quel denaro in varie riprese alla ValorLife Lebensversicherungs-Aktiengesellschaft di Vaduz in Liechtenstein, piccolo principato tra Svizzera e Austria, noto per il numero di banche e per le tasse all’1,5 per cento.

La Curia ha sottoscritto 9 polizze vita, beneficiari preti e fiduciari, della durata di 6 anni. Unico contraente, la Diocesi. Che avrebbe incassato al termine della durata del contratto l’ammontare delle somme versate con gli interessi. Ma nel 2010, la ValorLife, sollecitata con varie lettere a rimborsare, se n’è ben guardata dal farlo. Non ha nemmeno risposto. La Curia non ha insistito, ha lasciato perdere. Fino a quando, dieci anni dopo, ossia ora, ha intentato causa civile con monsignor Piero Coccia alla società straniera per chiedere indietro quei soldi. Il grado di successo non è alto. Una recente sentenza, sempre contro la ValorLife, proposta da clienti del centroItalia, ha portato a una transazione del 15 per cento del valore versato. Dopo aver appreso questo, l’arcivescovo ha provato la carta della causa civile avanti al tribunale di Pesaro, causa che è appena cominciata ma che si è subito inceppata perché non si riesce a notificare il giorno dell’udienza alla società del Liechtenstein visto che è stata chiusa d’autorità dalla vigilanza un anno fa.

Ma ecco come sono andati i fatti: la Diocesi ha dato inizio ai versamenti il 2 settembre 2003 (al tempo c’era ancora il vescovo Angelo Bagnasco) affidando alla ValorLife la somma di 150mila euro. Il 26 novembre altro bonifico da 125mila euro, il 12 gennaio 2004 sono stati girati in Liechtenstein 64mila euro, lo stesso giorno altri 50mila euro, lo stesso giorno ancora 50mila euro, il 27 gennaio 40mila euro, il 7 luglio 65mila euro, il 9 agosto 38mila euro, e nello stesso giorno altri 34mila euro (era già arrivato a Pesaro alla guida della Diocesi monsignor Coccia).

Totale dei versamenti: 616mila euro. Nessuno si è più preoccupato di questo denaro, né dell’andamento dell’investimento. Anzi, nel frattempo alcuni beneficiari delle polizze sono deceduti ma la Diocesi non ha richesto la somma del riscatto pensando di doverla incassare al termine dei sei anni pattuiti. Invece quella somma di 616mila euro non l’ha più vista.

Dice l’avvocato Tommaso Patrignani, legale specializzato in cause civili contro società straniere che spariscono insieme ai soldi dei clienti: "In questa causa contro la ValorLife tutelo l’Arcidiocesi perché si è ritrovata ad aver sottoscritto un contratto di puro investimento speculativo e non, come era nelle intenzioni, una serie di polizze vite con capitale garantito. La ValorLife ha violato tutti gli obblighi di legge addossando alla Diocesi l’intero rischio dell’investimento. Che allo stato dei fatti, si è rivelato pessimo. Ora chiediamo al giudice di stabilire la nullità di quei 9 contratti con rimborso dei 616mila euro versati in buona fede. Purtroppo la società non è più attiva ma non per questo rinunciamo alla causa, ora rinviata ad aprile. Non tutto è perduto"