Padre Giacomo Costa, segretario speciale del Sinodo sui giovani
Padre Giacomo Costa, segretario speciale del Sinodo sui giovani

Roma, 3 ottobre 2018 - 25 giorni per aggiornare la pastorale giovanile. Si apre stamane in Santa Sede, con la messa sul sagrato di San Pietro, presieduta da papa Francesco, il Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani. Le discriminazioni delle ragazze nella Chiesa, la questione del gender, la sessualità, etero e non, fino alla presenza sempre piú pervasiva dei social nelle vite delle nuove generazioni saranno gli argomenti piú delicati al centro del confronto fra i 266 padri sinodali in arrivo da tutto il mondo. I temi del dibattito, inquadrati nei 214 capitoletti dell’Instrumentum laboris (una sorta di ordine del giorno dell’assise), sono emersi da una capillare consultazione della base cattolica, giovani in testa, e degli episcopati nazionali. Per la prima volta nella storia del Sinodo prenderanno parte ai lavori, come uditori e quindi con diritto di parola ma non di voto, 36 ragazzi, fra i 16 e i 29 anni, in rappresentanza dei cinque continenti. 

Molti episcopati, si legge nell’Instrumentum laboris, sono dell’avviso che "la questione della sessualità deve essere discussa più apertamente e senza pregiudizi". Considerando anche il fatto che il Papa ha più volte chiarito che "il sesso è un dono di Dio", padre Giacomo Costa, segretario speciale del Sinodo sui giovani, è d’accordo con la sollecitazione avanzata da certe conferenze episcopali?

"Il mio parere conta poco e comunque i temi evidenziati dai giovani e dai vescovi sono molti : dal lavoro alla cultura digitale, alla liturgia e la vivacità della vita delle comunità cristiane fino alla musica e allo sport. Per tornare alla questione della sessualità, conta quello che gli stessi episcopati hanno rilevato. Ma dirò di più: sono i giovani stessi che ci chiedono di non dimenticare certi argomenti. Il documento registra le loro provocazioni".

A quali fa riferimento?

"Penso alla sottolineatura delle ‘forme di discriminazione che colpiscono le giovani donne, anche in ambito ecclesiale’ (n. 48 dell’Instrumentum laboris), l’invito ad ‘affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù’ (n. 53). Questi stimoli sono affidati ai padri sinodali, perché si lascino toccare in profondità. Sono convinto che il loro discernimento consentirà di mettere a fuoco la direzione su cui la Chiesa è invitata a incamminarsi".

Passando dalla sessualità alla fede, l’ordine del giorno del sinodo riconosce nei ragazzi dei ‘cercatori di senso’. Come può il cristianesimo dissetare la sete spirituale delle nuove generazioni?

"Da quanto emerge anche dagli oltre 100mila questionari compilati da altrettanti giovani di tutto il mondo, nel cammino di preparazione del sinodo, molti ragazzi continuano a essere portatori di domande e sensibilità autenticamente spirituali. Non sono pochi quelli che cercano una Chiesa autentica e relazionale, capace di lasciar trasparire nei suoi gesti concreti la speranza di Gesù risorto".

Che cosa si attendono le nuove generazioni?

"I ragazzi si aspettano che la Chiesa cambi, che sappia essere più vicina. Specie in Occidente sono gli stessi giovani a segnalare un certo scollamento tra le iniziative ecclesiali e ciò di cui loro hanno effettivamente bisogno per affrontare la vita quotidiana".

Esiste anche un problema di linguaggio nel modo di relazionarsi della Chiesa con i ragazzi?

"Sì, questa difficoltà a livello comunicativo c’è, in particolare riguarda le istituzioni ecclesiali. La cultura cambia in continuazione e ciò richiede alla comunità cattolica di continuare ad aggiornarsi, come ha insegnato il Concilio. Abbiamo bisogno di creatività e di libertà per rendere possibile l’incontro con coloro che il Vangelo non hanno mai avuto occasione di conoscerlo davvero. E tra i giovani ve ne sono tanti, anche nel nostro Paese".

Sono i ragazzi, che si interessano sempremeno della Chiesa, o è quest’ultima, nella pastorale di tutti i giorni, a essere sempre più sconnessa dalle loro vite, reali e virtuali?

"Indubbiamente il percorso di preparazione al sinodo ha certificato l’esistenza, oltre che di un problema di comunicazione, di una difficoltà per i giovani di sentirsi davvero accolti e ascoltati all’interno della comunità ecclesiale, di ricevere fiducia e trovare spazi di protagonismo. Li tengono lontani non solo un generale disinteresse, ma anche la ‘scarsa preparazione’ dei sacerdoti, per non parlare degli scandali".

A proposito di questi, quanto sta incidendo in negativo sull’evangelizzazione dei ragazzi il dramma della pedofilia nel clero?

"Il peso di scandali e abusi, sessuali, ma anche economico-finanziari, non può essere sottostimato, tuttavia ancora più cruciale è la gratuità dell’annuncio: i giovani sono particolarmente sensibili ai tentativi di strumentalizzazione da parte degli adulti e tendono ad allontanarsi quando percepiscono che l’interesse nei loro confronti non è genuino, ma motivato da una logica di autoconservazione istituzionale".