Davide Nitrosi Da quando i contagi hanno cominciato a crescere in maniera esponenziale, il sistema sanitario è stato colpito da due tsunami. Quello prettamente medico, con la riproposizione (anche se con aspetti numericamente meno tragici di due anni fa) dell’emergenza sanitaria. E quello burocratico, generato da regole complicate e confuse nella gestione dei positivi. Qui le Regioni sono spesso affondate e le Asl...

Davide

Nitrosi

Da quando i contagi hanno cominciato a crescere in maniera esponenziale, il sistema sanitario è stato colpito da due tsunami. Quello prettamente medico, con la riproposizione (anche se con aspetti numericamente meno tragici di due anni fa) dell’emergenza sanitaria. E quello burocratico, generato da regole complicate e confuse nella gestione dei positivi. Qui le Regioni sono spesso affondate e le Asl sono state travolte: alle prese con l’avanzata del virus, hanno dovuto fronteggiare anche la bufera delle regole poco chiare sulle quarantene, mai uniformate nella pratica in tutto il Paese. I tamponi per individuare i malati, quelli per fare uscire dall’isolamento i positivi, i test per chi è stato in contatto di un contagiato...

Una babele di casi, norme, eccezioni legate ai territori e alle capacità di risposta delle strutture. Il decreto del governo che avrebbe dovuto semplificare, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre, ha in realtà esacerbato il caos. L’1 gennaio era festivo, il 2 una domenica. Le Asl e le Regioni non erano attrezzate per recepire le nuove indicazioni. Il decreto ad esempio stabilisce che si possa uscire dalla quarantena dopo un tampone, inviando una mail all’ufficio preposto dell’Asl. Ma qual è l’ufficio? E la mail? Era prevedibile che il 31 dicembre le Asl non fossero pronte a gestire le quarantene con protocolli diversi rispetto al giorno prima. Anche perché erano già alle prese con l’emergenza negli ospedali e il tracciamento dei casi che si era rivelato impossibile. Oggi il mix di regole confuse e virus blocca milioni di persone in casa. Con l’aggravante che i Green pass congelati dopo la segnalazione di positività vengono spesso “liberati“ con ritardo. La pandemia si batte con la medicina, ma anche con la semplificazione: chi è vaccinato e non ha sintomi deve avere un corsia rapida per tornare al lavoro. Il Green pass non può diventare un orpello in più, il timbro del visto che chiedevano in Urss per ogni movimento.

Semplicità. Altrimenti scivoliamo in un lockdown subdolo: senza una data finale e senza ristori, il peggio.