Gabriele Gravina (Ansa)
Gabriele Gravina (Ansa)

Roma, 22 marzo 2019 - "La Serie A in Cina? No il campionato si gioca in Italia, per questo si chiama italiano" il presidente della Figc, Gabriele Gravina, in un'intervista a Rai Sport, mette un fermo all'idea nata in ambienti della Lega di A riguardo alla possibilità di far disputare una partita del massimo campionato in Cina. "È un progetto ampio, noi vogliamo andare in Cina e loro venire da noi, l'accordo riguarda la competizione e la preparazione", aggiunge Gravina.

Una partita di una prima giornata di Serie A da giocare in Cina non piace a Gravina. E non è previsto nell'accordo pluriennale su cui lavorano i vertici del calcio italiano con China Media Group, principale gruppo media dello Stato cinese, e di cui si discuterà domenica nel corso di un incontro a margine della visita del presidente Xi Jinping a Roma, a cui saranno presenti rappresentanti di Pechino, il presidente della Figc Gravina, il presidente e l'ad della Lega Serie A, Micciché e De Siervo.

In effetti nella lettera di intenti della Figc con Pechino si parla di 'gare ufficial' da disputare in Cina nei prossimi tre anni, della diffusione delle partite di campionato italiano e del progetto Var da avviare a beneficio degli arbitri asiatici. Ma per i match non si specifica se serie A, Coppa Italia o Supercoppa, anche se quest'ultima non sarebbe una novità, visto che è stata già ospitata quattro volte in passato negli stadi cinesi. Possibile anche la Coppa Italia, con un ottavo o dei quarti, gare uniche in cui di solito giocano le big. Ma la Serie A sarebbe più difficile da esportare, infatti oltre agli ostacoli regolamentari, c'è anche la contrarietà della Fifa, che ha già bloccato il progetto della Liga spagnola per gli States. 

Il numero uno della Figc spiega: "Con la Cina stiamo cercando di portare avanti un progetto molto importante di massima collaborazione, come ci è stato chiesto e come riteniamo che debba fare il calcio italiano, che è molto stimato dalla federazione ma anche dal governo cinese".

Il punto chiave dell'accordo è il calcio in sè, visto come strumento di dialogo permanente tra Cina e Italia, sottolineano fonti qualificate. L'obiettivo del governo cinese è ottenere i Mondiali del 2026 o del 2030 e la partnership con una nazione calcisticamente importante come l'Italia è vista da Pechino come un fattore chiave in quest'ottica. L'intesa dovrebbe prevedere anche l'inserimento nei centri territoriali federali della Figc di giovani promesse cinesi che vengono a formarsi in Italia a 360 gradi, non solo a livello calcistico ma anche didattico, con l'inserimento nel professionismo di formazione. Inoltre è prevista la condivisione dell'esperienza all'avanguardia italiana nello sviluppo del sistema Var.