3 ago 2015

Una società impasticcata

3 agosto 2015 - Una volta  drogarsi aveva un significato eversivo, o quanto meno di protesta e di critica verso una società che non piaceva e non sembrava in grado di accogliere le aspirazioni e i desideri dei consociati, soprattutto se giovani. Adesso ci si droga per essere come gli altri, o per non essere tagliati fuori . Una volta la droga per eccellenza era l’eroina, che portava a essere altrove, a spezzare i legami che impastoiavano gli individui in ruoli non voluti o aborriti. Adesso la droga per eccellenza è la coca, che serve a stare al ritmo, a fare tremila cose, a essere qui e altrove in tempo reale. Il pur discutibile eroismo dell’eroinomane ha lasciato il posto all’altrettanto discutibile conformismo del cocainomane. Come indagini abbastanza recenti confermano, persino le acque fluviali di grandi città risentono di questo cambiamento. Può darsi che alla lunga si riscontrino anche mutamenti genetici sui pesci che ci vivono, se ancora ce ne saranno. Il problema non è il destino dei pesci, ma dei nostri adolescenti che nuotano in questa società ben più tossica dei fiumi di cui sopra . Il drogarsi non comporta più un rituale, il ”buco” richiedeva tempi, luoghi, oggetti, elementi anche simbolici, come in certi casi, il fuoco. Ora basta trangugiare una pasticca

L'atto così semplice, così familiare fa rientrare l’operazione nella normalità . Una pastiglia contro il mal di testa, un’altra contro la depressione, un’altra per dimagrire… le nostre case rigurgitano di pasticche fra le quali può star bene anche quella del buon compleanno con sballo incorporato. Ogni tanto il caso eclatante, l’ospedale, a volte la morte. Ma in fondo anche se vai in motorino puoi andare sotto un autobus. In altre parole, la droga è entrata nella nostra normalità scellerata fatta di adulti alla ricerca di una definizione, di ruoli intercambiabili e sempre più improbabili, di mancanza totale di certezze e non solo quelle economiche, ma tutte fino a quelle di genere. La droga si riduce sempre più a problema individuale piuttosto che sociale, ne è conferma la diminuzione di interesse non solo economico da parte delle istituzioni. Il Cocoricò chiuso fa tanto pensare alla stalla chiusa dopo che i buoi sono scappati. Si tratterebbe di radunare questi buoi, ma non sarà facile, mescolati come sono a tanti altri animali, che popolano la nostra inconcludente prateria post moderna.

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