VIAREGGIO (Lucca) L’amore era sbocciato su una pista da ballo della Versilia. E da quell’amore era nato un figlio. Ma non c’è il lieto fine in questa storia che si concluderà invece in un’aula di Tribunale. Eh sì, perché lui – che chiameremo Luca con un nome di fantasia – ha scoperto che quel figlio in realtà non era suo come gli aveva fatto credere la compagna. E così sul banco degli imputati dovrà comparire una rumena accusata di aver...

VIAREGGIO (Lucca)

L’amore era sbocciato su una pista da ballo della Versilia. E da quell’amore era nato un figlio. Ma non c’è il lieto fine in questa storia che si concluderà invece in un’aula di Tribunale. Eh sì, perché lui – che chiameremo Luca con un nome di fantasia – ha scoperto che quel figlio in realtà non era suo come gli aveva fatto credere la compagna. E così sul banco degli imputati dovrà comparire una rumena accusata di aver falsificato i risultati di un test del Dna.

Luca, mano a mano che vedeva crescere il bambino, aveva notato che da lui non aveva preso proprio nulla: biondo e con gli occhi azzurri, mentre Luca – nato e cresciuto sotto il sole della Versilia – è moro e scuro di carnagione. Così effettua un test del Dna da cui scopre di non essere il padre di quel bambino. Il test però non ha validità legale e pertanto convince la sua compagna a svolgere un accertamento ufficiale. Quando alcuni giorni dopo arriva per posta la risposta, l’esito è esattamente contrario al primo test. Nessun dubbio: Luca è il padre del bambino. Ma lui non è affatto convinto. Gira e rigira in mano quel foglio e qualcosa non lo convince. Si rivolge così a una genetista che gli rivela che quel test è stato palesemente manomesso e che tale manomissione può essere stata fatta soltanto da un medico. Nella maniera più brutale, insomma, Luca capisce che in realtà lui non è il padre biologico di quel bambino (che oggi ha 4 anni) che lui aveva cresciuto come un figlio. E capisce soprattutto che quella donna che aveva amato e con la quale voleva vivere insieme la vita in realtà lo aveva ingannato due volte: prima tradendolo con un altro uomo facendogli credere che il figlio fosse suo; e poi falsificando con l’aiuto di un medico compiacente il test di paternità.

"Per quella che credevo fosse la donna della mia vita – dice oggi amaramente Luca – non provo nulla se non un senso di pena. Ma vorrei tanto che venisse smascherato il medico che l’ha aiutata ad alterare i risultati. Perché sicuramente non può averlo fatto da sola". E saranno questi i temi che saranno affrontati nel processo penale per falso che si aprirà a fine mese. Anche se sarà difficile che la mamma del bambino – nel frattempo tornata in Romania – si presenti in Tribunale.

Maria Nudi