Giorgio Comaschi Caro presidente Draghi, sono un uomo sposato da trent’anni che vuole sottoporle una richiesta relativa alla nostra condizione di uomini. D’accordo che la donna ha lottato per secoli per la parità di diritti e che ora ha ottenuto un posto di primo piano nella società, ma adesso la situazione si è ribaltata presidente. Perché l’uomo non può più prendere una decisione nelle...

Giorgio

Comaschi

Caro presidente Draghi, sono un uomo sposato da trent’anni che vuole sottoporle una richiesta relativa alla nostra condizione di uomini. D’accordo che la donna ha lottato per secoli per la parità di diritti e che ora ha ottenuto un posto di primo piano nella società, ma adesso la situazione si è ribaltata presidente. Perché l’uomo non può più prendere una decisione nelle faccende quotidiane e casalinghe? Perché ho quattro amici che devono venire in vacanza con me e non mi sanno dire se verranno, e soprattutto in che data, perché "devono prima sentire". L’uomo deve sempre "sentire", presidente. Per una cena con gli amici, per una partita a calcetto, per l’uso dell’aria condizionata in macchina, per una strada da fare mentre si guida. Adesso la chiediamo noi la partita di diritti. Così non possiamo andare avanti.

Stiamo subendo la più grande dittatura psicologica planetaria mai esistita. Perché siamo pilotati al Centro Commeciale col nostro carrello e guidati da casa col telefonino? Perché dobbiamo avere sempre quest’aria da omarelli che portano le sporte della spesa, camminando tre o quattro metri dietro, quando le mogli decidono di venire anche loro. Perché ci becchiamo continuamente delle cioccate pazzesche. Anche in casa, quando non apriamo bene una confezione di merende o non troviamo una cosa. E poi come mai, presidente, quando c’è un qualsiasi concorso, o letterario o di altro genere, la giuria dice che ci vuole anche una donna fra i votati? Ma non può succedere che vengano premiate solo donne o solo uomini, senza differenza, ma per la qualità del lavoro? Perché? E poi perché non possiamo più guardare per strada, facendo un gesto di approccio, cortese dico, non volgare? O baciarle nei cartoni animati per risvegliarle dall’incantesimo, senza che ci diano il consenso? Vogliamo e chiediamo la parità di diritti, presidente. E una Festa dell’Uomo. In data da destinarsi. Con agli angoli delle strade, mazzi di carciofi. Perché in fondo lo siamo.