di Federico Di Bisceglie Colpo di teatro della Lega, a Ferrara. Nella città governata dalla giunta capitanata da Alan Fabbri, il consiglio d’amministrazione del Teatro comunale nomina all’unanimità Moni Ovadia come direttore generale. Il suggerimento, sposato dal presidente del consiglio di amministrazione Mario Resca, arriva dal critico d’arte Vittorio Sgarbi. Un suggerimento quantomeno singolare, visto che dello scrittore e musicista ebreo non si può certo dire che abbia...

di Federico Di Bisceglie

Colpo di teatro della Lega, a Ferrara. Nella città governata dalla giunta capitanata da Alan Fabbri, il consiglio d’amministrazione del Teatro comunale nomina all’unanimità Moni Ovadia come direttore generale. Il suggerimento, sposato dal presidente del consiglio di amministrazione Mario Resca, arriva dal critico d’arte Vittorio Sgarbi. Un suggerimento quantomeno singolare, visto che dello scrittore e musicista ebreo non si può certo dire che abbia aderenze al mondo della destra. Il suo impegno politico, in effetti, è sempre stato (anche scendendo in campo in prima persona), nelle file di formazioni politiche di sinistra.

Dalle elezioni regionali lombarde del 2010 nell’ambito delle quali si impegnò con la Federazione della sinistra, passando alle Politiche del 2013 in cui appoggiò Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, finendo con le elezioni europee del 2014 nelle quali si candidò con L’Altra Europa con Tsipras. Ed è questo che rende ancora più originale la scelta che la giunta a traino leghista ha fatto.

Eppure Moni Ovadia ha accettato la nomina con entusiasmo, ribadendo "la sua volontà di portare Ferrara nel mondo e il mondo a Ferrara". Probabilmente per avere nel teatro ferrarese un’eminente personalità della scena culturale internazionale come Ovadia, occorreva l’alchimia generata da Sgarbi e dalla disponibilità della giunta leghista. Oltre i limiti dell’ideologia. D’altro canto i contatti tra gli Sgarbi e Ovadia affondano radici lontane. Infatti, il libro ‘Il coniglio di Hitler e il cilindro del demagogo’ è stato pubblicato nel 2016 da La Nave di Teseo, casa editrice condotta e fondata dalla sorella di Vittorio, Elisabetta. La nomina dello scrittore di ascendenza sefardita è un ulteriore tassello teso a rinsaldare il legame millenario tra Ferrrara e l’ebraismo. Tanto più che Ovadia, contaminato dalla cultura yiddish e mitteleuropea, ha dedicato gran parte della sua lunga attività artistica alla valorizzazione del patrimonio musicale e letterario degli ebrei dell’Europa orientale.

Dunque Ferrara non sarà più solo la città di Bassani, del Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah. Ora, in un posto chiave, siederà un esponente di primo piano della cultura ebraica nominato, nonostante il suo impegno nei partiti di sinistra, da amministratori del Carroccio. E non da forze progressiste a luingo in cabina di regia nella città estense.