TEL AVIV

Il piccolo Eitan, secondo i pochi particolari che filtrano dopo il suo arrivo in Israele, sarebbe in cura nel prestigioso ospedale Sheba di Ramat Gan, sobborgo chic di Tel Aviv, non lontano da Ramat Aviv, altro quartiere residenziale della città, dove vive Etty Peleg, la nonna materna. Ed è stata lei – accusata tra l’altro di complicità nel sequestro da parte dello zio paterno del bimbo – a rivelare che il piccolo è in cura. Non prima di aver negato, in un’intervista alla radio israeliana 103 FM, che si sia trattato di un rapimento. A suo dire "il bambino voleva tornare già da tempo in Israele. Adesso – ha spiegato – è sottoposto a consulti medici molto approfonditi, inclusa una cura psicologica che doveva essere fatta da tempo e non è stata fatta". Per gestire la comunicazione sull’intera vicenda, la famiglia ha messo in campo una società specializzata guidata da Ronen Tzur, uomo che in passato ha fatto politica per poi passare al marketing occupandosi di campagne mediatiche anche su casi scottanti. "Le condizioni di Eitan – ha denunciato la nonna Etty – sono pessime e finalmente dopo 4 mesi i medici vedranno cosa è successo al piccolo. Hanno impedito a me e a mio marito Shmuel di consultarci con medici e psicologi. "Ora – ha concluso – sono io a curarmi di lui".