Amanda Knox nella sua casa di Seattle (Reuters)
Amanda Knox nella sua casa di Seattle (Reuters)

Perugia, 13 settembre 2015 - "NO, MEREDITH non ha ricevuto la giustizia che merita. Ci sono stati troppi esiti contrastanti e nessuna chiarezza su cosa sia successo quella sera. Giustizia è sapere almeno la verità, e noi non abbiamo neanche quella".

Stephanie Kercher, la sorella di Mez – uccisa a Perugia il primo novembre 2007 – la "fine" del processo per l’omicidio di via della Pergola con un unico colpevole, proprio non riece ad accettarla. Pacata come sempre in questi lunghi otto anni di strazio, accetta di parlare, a nome della sua famiglia, dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza che ha mandato assolti, per sempre, Amanda e Raffaele, e regalato alla verità giudiziaria un unico colpevole, Rudy Guede.

Otto anni e cinque processi contraddittori... Che idea vi siete fatti del sistema della giustizia italiano?
"In tutta onestà trovo incredibilmente difficile comprendere come così tante autorità giudiziarie possano contraddirsi l’una con l’altra. Il sistema avrebbe bisogno di essere più semplice, e soprattutto il processo molto più veloce. Dopo otto anni non siamo neanche vicini alla verità riguardo cosa sia successo realmente quella sera".

Lo Stato italiano vi ha tutelato in qualche modo?
"Abbiamo ricevuto supporto dallo Stato Italiano, così come dal nostro avvocato e dai suoi collaboratori, ma anche dalla polizia e dalla collettività. Senza tutto questo, sarebbe una battaglia ancora più dura".

Ritenete che la giustizia del vostro Paese vi avrebbe tutelato in modo migliore?
"Vorrei conoscere il nostro sistema così bene da poter commentare. Ciò che penso, in questo caso, è che il coinvolgimento di persone di differenti nazionalità abbia reso tutto più difficile. Anche per noi, familiari delle vittime, la barriera linguistica in alcune circostanze non ci ha aiutato a comprendere cosa stava realmente accadendo".

Dopo il delitto cosa vi ha fatto più male?
"Siamo una famiglia distrutta dal dolore che tenta di trovare un modo per resistere e ricordare Meredith. La cosa più dura che abbiamo dovuto sopportare? Non avere nessuna conclusione, non aver messo un punto definitivo a questa tragedia".

Ora che sono stati assolti per sempre sareste disposti a incontrare Amanda e Raffaele? Cosa direste loro?
"Loro sono liberi di continuare le loro vite e penso che sarebbe meglio. Non abbiamo nessuna ragione o bisogno di incontrarli. Quanto a noi, siamo una famiglia che ha perso qualcuno di così vicino, dovremmo avere il diritto di provare a vivere".

Amanda disse che avrebbe voluto pregare sulla tomba di Meredith, Raffaele ha pubblicato una sua foto con accanto il ritratto di sua sorella. Interpretate queste esternazioni come segno di vicinanza?
"Avevo già richiesto che date le circostanze della situazione loro due non debbano visitare la tomba di Meredith e di questo sono ancora convinta. Per noi è un posto dove ritrovarci e ricordare i momenti felici che abbiamo passato insieme con lei. Andare contro i nostri desideri personali è irrispettoso e inaccettabile. Meredith dovrebbe avere il diritto almeno di riposare in pace finalmente".
 
TECNICAMENTE critico contro le motivazioni della sentenza è l’avvocato della famiglia Kercher, Francesco Maresca, secondo cui la decisione della Cassazione, è "il sintomo ostinato della giustizia italiana di mettere una pietra sopra a questo caso".

Una sentenza che rimanda a un dubbio?
"Sorprende maggiormente, ripetono i giudici, che Amanda Knox e Raffaele Sollecito potevano essere presenti in casa, ma non sulla scena del crimine, mantendendo aperto il dubbio della loro partecipazione al crimine. Come faccio a ipotizzare che se io sono a cinque metri dall’omicidio, non sappia almeno ciò che succede, non possa almeno ingervenire?".

Rudy quindi unico colpevole?
"La Cassazione ripete che per le modalità del crimine, Guede non poteva essere solo, resta da identificare colui o coloro, che hanno partecipato...".