Nadja Kriewald e Ingo Roman Becker  (da Qn)
Nadja Kriewald e Ingo Roman Becker (da Qn)

Roma, 19 luglio 2018 - "Due ore prima il comandante della motovedetta mi ha detto che c’era stato un intervento di un’altra unità della Guardia Costiera. Non voglio commentare le affermazioni dell’Ong spagnola. Ma è anche possibile che parliamo di due salvataggi diversi. E che quello cui io ho assistito non sia quello denunciato da Open Arms nel quale putroppo sono morte una donna e un bambino e una seconda donna è stata stata salvata". Così da Tripoli parla Nadja Kriewald, reporter di punta dell’N-tv tedesca. Una affidabile testimone oculare. Che a caldo oggi fornisce nuovi particolari.

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È vero che alcuni migranti, due donne e un bambino, si sarebbero rifiutati di salire a bordo della motovedetta, e per questo sarebbero stati lasciati sul relitto?

"Nel salvataggio a cui io ho assistito nessun migrante si è rifiutato di salire a bordo. E i marinai mi hanno detto che non c’era più nessuno a bordo prima che affondassero il gommone per non farlo cadere nelle mani dei trafficanti. Non posso essere assolutamente certa di questo, non ho controllato personalmente perché eravamo su una barca strapiena, era buio fitto. Ma no, non credo che ci fosse più nessuno, anche se non posso escludere che qualcuno fosse ferito in mare".

Come è andato il soccorso?

"Eravamo nella base quando alle 17 è arrivata una chiamata di aiuto. Con il mio cameraman Ingo Roman Becker e un collega libico siamo saliti a bordo della motovedetta ‘Ras Sdjeir’ del capitano Rami Rameid. Abbiamo navigato per circa cinque ore. Erano le 22 quando abbiamo visto il gommone. Era stracarico di gente. Un inferno. Mano a mano che ci avvicinavamo, sentivamo un forte odore di feci, di urina, di vomito: la prova che quegli esseri umani erano lì a bordo, ammassati, da giorni in condizioni igieniche pietose. Come mi hanno poi detto, erano lì senza acqua o cibo. I migranti morivano di sete, sapevano che non avrebbero resistito in mare un altro giorno. Le operazioni di soccorso sono durate un’ora circa".

Lei ha detto che i naufraghi sono saliti senza problemi sulla motovedetta.

"Ovviamente, era la salvezza! Loro erano increduli e felici di essere stati trovati, ma anche molto delusi di non essere stati salvati da una nave italiana o europea".

Come è avvenuto il salvataggio?

"Ho visto scene indescrivibili, gente che gridava, che chiedeva acqua, che rischiava di finire in mare. Sono salite a bordo donne che non riuscivano a camminare. Erano tutti completamente disidratati, i bambini erano già completamente apatici. Gli uomini dell’equipaggio della Guardia Costiera hanno fatto davvero un buon lavoro. Hanno salvato 165 persone. Alcuni hanno fatto la respirazione bocca a bocca ad alcuni bambini, e li hanno salvati". 

È vero che a bordo avete trovato anche una bambina morta?

"Sì, putroppo, una bambina di due anni della Costa D’Avorio. Me l’hanno messa in braccio. Gli occhi erano ancora aperti, era calda. Ho pensato che dovevamo farla bere, bere subito. Ma poi abbiamo capito che non c’era più nulla da fare: era morta. Mi hanno raccontato che sul gommone la madre, una volta capito che la piccola non respirava più, l’ha tenuta in braccio quasi nascondendola. Temeva che gli scafisti la buttassero a mare. Non riesco neppure a immaginare il suo immenso dolore".

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