Nel borgo dei migranti: "Li abbiamo accolti, ma ora sono troppi"

Lizzano in Belvedere (Appennino di Bologna) ’ripopolato’ coi profughi Il sindaco Pd sbotta: non si può continuare con quest’invasione

Lizzano in Belvedere (Bologna), 23 agostio 2023 – Non provate a dire che non siano "bravi ragazzi", o comunque "gente tranquilla, che non dà problemi". Davanti al taccuino del cronista non c’è voce che deragli dai binari della siesta di Lizzano in Belvedere, duemila anime o poco più, un grumo di case e qualche hotel alle pendici del Corno alle Scale, sull’Appennino bolognese. "Ma è stato a Vidiciatico? Ecco, lassù abbiamo circa duecento residenti e quasi cento migranti tra quelli dentro e fuori il centro di accoglienza straordinaria. Noi siamo sempre stati accoglienti, e ci mancherebbe altro, ma entro certi limiti. Così sono davvero troppi, non è possibile andare avanti in questo modo. Siamo preoccupati". E ancora. "Non si può continuare con un’invasione di questa portata. Certo che si tratta di persone in difficoltà e noi siamo sempre pronti ad aiutarli, ma non possiamo mica portare tutto un continente (l’Africa, ndr ) in Italia".

La casa vacanze San Michele Arcangelo, a Vidiciatico, in cui alloggiano i richiedenti asilo
La casa vacanze San Michele Arcangelo, a Vidiciatico, in cui alloggiano i richiedenti asilo

Per scuotere l’aria di questo piccolo mondo antico non serve girare per bar, ad ascoltare la ’pancia’ della gente, basta andare in Comune e parlare col sindaco, Sergio Polmonari, tessera Pd, da quattro anni alla guida di una civica, terzo mandato dopo un decennio da primo cittadino (dal 1999 al 2009) e una parentesi fuori dalla politica. E se lo ha detto il sindaco, anche ai tavolini del bar nella piazzetta di Vidiciatico, tra una mano di carte e l’altra, si può concedere che "sì, effettivamente gli immigrati sono un po’ troppi" ("ma senza di loro l’asilo lo avrebbero già chiuso da un pezzo", dice un anziano), però "non hanno mai dato fastidio, nessun problema", e poi "qui non si vedono praticamente mai".

Nella fontanella piantata nel centro della frazione conosciuta per le piste da sci e gli allenamenti di Tomba l’acqua gorgoglia e i villeggianti si fermano per riempire bottiglie. Ai tavoli qualche turista, è la stagione della villeggiatura. Poi volti l’angolo e in cima alla stradina che si inerpica tra case in pietra e cartelli affittasi c’è l’ex casa delle ferie San Michele Arcangelo, tetto a spioventi, finestroni e intonaco bianco, già albergo, proprietà della curia. Qui dal 2019 è stato allestito un Cas, dicesi centro di accoglienza straordinaria. Raccontano che in paese ci fu un’assemblea di fuoco e "la gente accettò solo con la promessa che sarebbe stata una soluzione temporanea per una trentina di persone – ricorda il sindaco –. Poi, però, le cose sono andate diversamente. Finora nessun problema di ordine pubblico o sicurezza, ma siamo arrivati a numeri esagerati". Settantacinque richiedenti asilo (49 adulti e 26 minori), soprattutto dal Nordafrica, "oltre a quelli che abbiamo nel capoluogo e agli altri usciti dal percorso di accoglienza". I numeri variano da una settimana all’altra, c’è chi va e chi viene. "Tutte le strutture stanno affrontando questa fase di accoglienza dovuta all’emergenza sbarchi", spiega Alessandro Selva, operatore della cooperativa che gestisce il Cas.

Fuori, nel piazzale davanti all’edificio, qualche bimbo scorrazza sorridente sotto gli occhi dei genitori seduti all’ombra. Mohamed e Habiba hanno 27 e 24 anni, un bimbo di pochi mesi in Tunisia e una sorellina in arrivo. In Italia, a Lampedusa, sono arrivati su un barcone pagando 4mila euro, poi in mano alla sorte, da un centro all’altro. "Siamo qui da pochi mesi, vogliamo solo vivere tranquilli e lavorare. Io ho un diploma da elettricista", azzarda qualche parola di italiano lui. Per il permesso di soggiorno "bisogna aspettare" e chissà se arriverà. Usama Asad, pakistano, 23 anni, ne ha uno che vale sei mesi, ma vive a Lizzano da più di un anno, studia al Cpia della montagna e d’estate fa la stagione al negozio di alimentari. "Papà è morto, in Pakistan ho la mamma, un fratello e due sorelle". Manda i soldi a casa, quando può. "Qui sono tutti integrati bene", dice Valerio Fioresi, barista ed edicolante. "Che vuole che le dica? Nel mio locale nessun problema", taglia corto Gianluca Zambardi, che gestisce un pub. E Valerio Pranzini dal bancone del bar nella piazzetta di Vidiciatico: "Guardi, a me non danno fastidio. Sono bravi ragazzi".

Insofferenza o disagio, semmai, covano sotto la corteccia di montanari abituati al lavoro più che alle chiacchiere. "I miei concittadini sono persone civili e accoglienti – prova a riassumere il sindaco –, ma speravo che il governo ponesse un argine a questa situazione, dopo le promesse in campagna elettorale. Non voglio coinvolgere il prefetto, ma dico solo: i nostri servizi sociali sono al collasso, sotto assedio, l’anagrafe idem. E poi la scuola, la mensa e i trasporti: siamo un piccolo Comune". E il conto alla fine chi lo paga?