8 mag 2022

Delitto Sapienza 25 anni dopo, il papà di Marta Russo: vi racconto com'era mia figlia

E smonta la teoria dei troppi misteri: "La giustizia ha stabilito chi è colpevole". I condannati si sono sempre proclamati innocenti

rita bartolomei
Cronaca
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I genitori di Marta Russo all'epoca del processo. A destra, la ragazza

Roma, 8 maggio 2022 - Delitto della Sapienza, per tutta Italia. Per loro la morte inspiegabile e inconsolabile di una figlia. Marta Russo aveva solo 22 anni. La mattina del 9 maggio 1997, dopo una lezione a Giurisprudenza, passeggiava con un’amica nei viali dell’università quando venne raggiunta alla testa da un colpo di pistola. Morirà dopo quattro giorni di coma. La famiglia deciderà di donare gli organi. Indagini difficili e tante piste, anche quella del delitto perfetto.
Donato Russo, il papà, risponde al telefono dalla sede dell'associazione intitolata a quella figlia adorata. Non ha dubbi: nessun mistero, c’è una verità processuale, la condanna definitiva della Cassazione nel 2003 di Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, assistenti all’università. Il primo ha avuto cinque anni e quattro mesi per aver sparato (omicidio colposo), il secondo quattro anni e due mesi per essere stato suo complice. Da allora si è indagato sui misteri del delitto. Ma Donato Russo ribatte: “Ho partecipato a tutte le udienze. Sono sicuro al 100% della colpevolezza di chi è stato condannato".

L'arma non è mai stata trovata.

"Difficile, una volta che l’hanno buttata nel Tevere o da qualche altra parte...".
Anche il movente non è mai stato chiarito.
"Può darsi pure che chi ha sparato volesse esercitarsi... Non si è capito perché c’è stata anche tanta omertà. Ma le indagini sono state seguite da persone competenti. Hanno valutato tutto, a 360 gradi".
Scattone e Ferraro si sono sempre dichiarati innocenti.
"Io non ho mai sentito qualcuno che abbia ucciso ammettere di averlo fatto. Negano anche i mafiosi".
Il delitto della Sapienza è stato il primo caso davvero mediatico in Italia. Come avete vissuto questo clamore?
"Certamente non bene. Anche perché i mass media portavano spesso delle notizie imprecise".
Oggi, dopo 25 anni, lei e sua moglie Aureliana continuate a impegnarvi con l'associazione.
"Purtroppo si convive sempre con il dolore, l’unica cosa che noi abbiamo cercato di portare avanti sono le cose in cui credeva Marta. A 15 anni aveva già deciso di donare gli organi. Abbiamo poi scoperfto dai suoi diari che si poneva il problema di come poter essere utile agli altri. Così abbiamo fondato un'associazione, proprio per divulgare la cultura della donazione degli organi. Portiamo avanti il suo messaggio".

Domani, l'anniversario.

"Alle 11 saremo all'università. Gli studenti vogliono commemorare Marta. Il dolore non passa mai".

 

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