Antonio

Troise

Si potrà discutere sulle modalità operative, sul suo funzionamento, perfino sulle sue distorsioni. Ma è difficile non condividere i principi che sono alla base del reddito di cittadinanza. Lo ha detto chiaro e tondo lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi. Del resto, più o meno tutti i Paesi occidentali, sia pure con etichette diverse, hanno sistemi di sostegno economico per chi si trova in difficoltà. Con due sole eccezioni: la Grecia e l’Ungheria. In Germania ci sono addirittura tre strumenti diversi: per i cittadini tedeschi, per i rifugiati e per gli stranieri. In Francia il sussidio scatta a 25 anni e aumenta con il carico familiare. In Inghilterra è previsto per chi non ha un lavoro full time e ha un reddito inferiore alla soglia di povertà.

Del resto, con i rapidi mutamenti del mercato del lavoro e della società indotti dalla globalizzazione dell’economia e dalla forte spinta delle innovazioni, l’area dell’emarginazione sociale si è fortemente ampliata spingendo i governi nazionali a rivedere le politiche del welfare. La verità è che i temi della coesione sociale e della lotta alla povertà non possono essere affrontati con il metro dei pregiudizi ideologici o, peggio ancora, di calcoli politici. La lotta alla povertà è non solo necessaria ma doverosa. A patto che non spinga i cittadini ad abbandonare la ricerca del lavoro e ad adagiarsi sui sussidi. Due aspetti estranei ai principi-base del vero Reddito di Cittadinanza.