Viviana Ponchia Orban è preda di un suo delirio ma anche la parte più progressista dell’Occidente non scherza. Facciamo un salto a Bruxelles. Il glossario del nuovo linguaggio inclusivo del Parlamento europeo impone che si dica "matrimonio egualitario" e non più gay. Roba vecchia e offensiva...

Viviana

Ponchia

Orban è preda di un suo delirio ma anche la parte più progressista dell’Occidente non scherza. Facciamo un salto a Bruxelles. Il glossario del nuovo linguaggio inclusivo del Parlamento europeo impone che si dica "matrimonio egualitario" e non più gay. Roba vecchia e offensiva anche parlare di diritti degli omosessuali, ora si corregge in "trattamento paritario". E chi portava le prove biologiche dell’essere maschio o femmina deve rassegnarsi, la formula corretta è "sesso assegnato alla nascita". Alla nascita? Non facciamola semplice. A casa nostra, tra le pieghe del ddl Zan, c’è scritto che bisogna aspettare i 18 anni per decidere se essere uomo o donna indipendentemente dalla biologia. E se in Ungheria il tema Lgbt è vietato ai minori, da noi diventa obbligatorio l’insegnamento della cultura gender a scuola anche contro il parere dei genitori (guai a chi ricade nell’oscurantismo di "padre" e "madre").

Siamo talmente avanti che nella nuova serie Loki il nemico di Thor è gender fluid. E su una piattaforma gemella Batwoman è lesbica. E nel live action Cinderella un attore nero dichiaratamente omosessule ha il ruolo della fata madrina. Che noia (e che paura). Il politicamente corretto che striscia nelle istituzioni e nei copioni è un’invasione totalitaria con effetti asfissianti, a volte comici. Quando il nuovo conformismo culturale ci costringerà a cantare "fratelli e sorelle d’Italia" sapremo di avere spinto nel burrone i buoni sentimenti con la cattiva coscienza.