Tira oggi, tira domani e il disastro è servito. Sempre meno divertente essere Demi Moore. A 58 anni il soldato Jane potrebbe chiedere una tregua allo specchio e invece si ritrova disarmata sulla bocca dei social. "È proprio lei? Poverina, non si assomiglia per niente. Nessuna clemenza per il chirurgo". Cattivi ma sinceri. È comparsa a Parigi sulla Passerella di Fendi con la faccia appesa a zigomi troppo appuntiti, le guance risucchiate. La sua personale resa dei conti con il tempo e la gravità. Se non si tratta di un trucco – e dalle sciabolate evidentemente premeditate del bisturi pare di no – l’impazzimento dei lineamenti a questo punto è...

Tira oggi, tira domani e il disastro è servito. Sempre meno divertente essere Demi Moore. A 58 anni il soldato Jane potrebbe chiedere una tregua allo specchio e invece si ritrova disarmata sulla bocca dei social. "È proprio lei? Poverina, non si assomiglia per niente. Nessuna clemenza per il chirurgo". Cattivi ma sinceri. È comparsa a Parigi sulla Passerella di Fendi con la faccia appesa a zigomi troppo appuntiti, le guance risucchiate. La sua personale resa dei conti con il tempo e la gravità. Se non si tratta di un trucco – e dalle sciabolate evidentemente premeditate del bisturi pare di no – l’impazzimento dei lineamenti a questo punto è irreversibile. Da tre giorni c’è gente che non dorme: che cosa le è successo? Qualcuno prova a spiegarlo con la dannazione della pinzetta, per dare al problema anche una prospettiva storica.

A forza di spinzettare negli anni Sessanta tante signore si ritrovarono senza sopracciglia. E giù lacrime. Con la chirurgia estetica è la stessa cosa: persi i riferimenti della genetica di base, si procede a casaccio ritrovandosi gatto, criceto, zombie. Non tutti e non più. Oggi il patto con lo specialista è spesso intinto nella prudenza: mi faccia solo sembrare più riposata. Ma c’è sempre chi esagera e mette su il broncio, che nel caso della Moore ha l’aria di un alibi postoperatorio perché di pelle per sorridere non ne è avanzata. A 46 anni fu proclamata da Fox News la donna più bella del mondo. In un’intervista al Daily Mirror di un paio di anni fa disse che la forza di gravità stava producendo effetti sgradevoli. Ammise tutto: il bisturi non rende felici ma è un modo per combattere le nevrosi, anche se poi è difficile riconoscersi allo specchio. Duecentocinquantamila dollari la fattura del suo chirurgo, confessata e poi smentita.

Alla lunga è il viso che non perdona. E, dicono gli esperti del settore, è tutta colpa di Marilyn Monroe. La make up artist Kay Montano sostiene che fu lei ad avere creato uno stereotipo di bellezza ancora invariato: "Molte facce ricreate – dice – sono uguali alla sua".

Le donne al chirurgo chiedono di essere riportate alla bellezza sospesa della fanciullezza: mini naso e broncio innocente. Insomma vogliono ritrovare le bambole con cui sono cresciute. Tante hanno fatto marcia indietro, sempre troppo tardi. Nella Spoon River delle pentite è entrata di recente Arisa per colpa delle punturine alle labbra ma conservano un posto d’onore la Parietti e Anna Falchi, Simona Ventura, la povera Antonelli, la decana Emmanuelle Béart e l’impavida Nicole Kidman che in versione pre-raffaellita rifulge nella serie The Undoing anche se non è più lei.

Le riunioni in videoconferenza hanno fatto impennare le richieste e i dermatologi americani sono alla prese con un nuovo disturbo: la dismorfia da Zoom. Qui non è colpa della Monroe ma della webcam, nemica dell’estetica, che accentua le rughe e ingigantisce i nasi. E comunque la questione è antica e Demi Moore non è sola. La prima rinoplastica sbagliata risale agli inizi del ‘900: la paraffina liquida veniva iniettata nel naso e modellata finchè non si solidificava. A Gladys Deacon, bella signora dell’aristocrazia inglese, quella specie di cera finì nel mento e la sfigurò irrimediabilmente. Anziché salire su una passerella però si chiuse in una casa senza specchi.