Luigi Izzo ucciso a Castel Volturno, la moglie: sola con 3 bimbi. Chiedono sempre di lui

Federica Sautto, vedova del barbiere 38enne accoltellato a morte domenica 6 novembre dopo aver fatto da paciere in una rissa. "Mi è morto tra le braccia"

Luigi Izzo con la moglie Federica

Luigi Izzo con la moglie Federica

Castel Volturno (Caserta), 13 novembre 2022 - Luigi Izzo: lo strazio della moglie Federica Sautto dopo il delitto che ha sconvolto Castel Volturno (Caserta) una settimana fa. Lui, 38 anni, barbiere conosciuto da tutti, era papà di tre bambini piccoli. La moglie, 32enne e già vedova - assistita dall’avvocato Ferdinando Letizia - lo ha visto morire davanti ai suoi occhi. Il killer è in carcere assieme al figlio 27enne, accusato di concorso in omicidio.

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Federica: suo marito Luigi aveva provato a fare da paciere in una rissa dove era stato coinvolto il fratello. Perché è stato ucciso? La voce al telefono si incrina, il tono è incredulo e sgomento assieme. Risponde: “Io non lo so, non l’ho capito. Se potessi incontrarli, gli chiederei proprio questo: perché? Perché me lo avete ammazzato? Non c’è logica. Perché mi avete tolto la cosa più bella della vita? Nessuna giustizia, nessun risarcimento potranno mai ridarmi mio marito. Luigi per me era tutto, era l’amore”. Ha chiesto aiuto per i suoi bambini? "Sì, il pensiero fisso sono loro, i miei figli. Troppo piccoli: hanno 6, 5 e 2 anni appena. Chiedono del padre in continuazione. Ho dovuto chiamare una psicologa per fare terapia a casa".

Leggi anche: Racalmuto, marito e moglie uccisi a coltellate in casa: "Fermato il figlio" Cos’ha spiegato ai suoi figli? "All’inizio non sapevo da dove cominciare, non sapevo se parlare fosse cosa buona e giusta. Per questo mi sono rivolta a una psicologa pediatrica. Papà non c’è più, ha detto, è volato in cielo. Ma voi potrete sempre vederlo. Loro hanno chiesto, come? Come facciamo? Lei ha risposto, quando ti svegli la mattina la luce che vedi è papà, la sera la stella più luminosa che vedi nel cielo è papà. Una sera il figlio più grande, che per cinque giorni non l’aveva mai nominato, ha avuto un crollo emotivo. Piangeva, urlava che voleva il papà. È uno strazio. E’ davvero dura con 3 bambini piccoli".  Quella notte che le ha cambiato la vita. "Luigi è caduto davanti a me. Quel giorno dovevamo trasferirci nella nuova casa, 15 anni di sacrifici e un trasloco fatto un po’ alla volta la sera, quando i bambini dormivano. Ricordo tutto di quei momenti. Era l’una di notte, eravamo già tornati a casa. Mio marito ha ricevuto una telefonata. Lo hanno avvisato che suo fratello stava litigando fuori da un bar con altri ragazzi".  Come ha reagito Luigi? "Io gli ripetevo, non andare. Ma lui mi ha risposto: devo farlo ammazzare di botte? Allora ho detto a mia mamma, andiamo anche noi, l’abbiamo seguito con un’altra macchina. Quando siamo arrivati davanti al locale la lite era finita, c’erano solo animi accesi".  È vero che suo marito ha detto al 27enne poi arrestato con il padre: gli occhiali rotti nella rissa te li ricompro io? "Sì, gli ha detto esattamente questo. Ma quel ragazzo era molto agitato. Luigi non prendeva le difese del fratello. Anzi gli ripeteva: mettiti in macchina e vattene. Alla fine abbiamo ripreso le nostre auto per tornare a casa. Ma quando sono arrivata, mio marito non c’era ancora. L’ho chiamato, mi ha risposto che stava facendo un giro, aveva paura che il fratello tornasse al bar per continuare la lite. Me lo ha ripetuto anche alla seconda telefonata. Ho fatto il terzo giro dell’isolato e quando sono arrivata davanti a casa l’ho visto, stava parcheggiando. Il tempo di aprire le portiere e di uscire che è arrivata questa macchina".  Erano loro, padre e figlio, poi arrestati per omicidio e concorso in omicidio? "Sì. Luigi era vicino al cancello di casa, poteva entrare e salvarsi. Invece forse la paura lo ha tradito. È scappato a piedi, è arrivato all’abitazione di fianco. Padre e figlio sono scesi dall’auto e si sono avventati su di lui come belve".  Qual è l’ultima immagine che ha di suo marito? "Penso alle sue ultime parole. L’ho sentito dire, ma che volete da me, che volete da me. Era terrorizzato. Poi è tornato correndo verso il cancello di casa, dopo mi sono accorta che le macchine parcheggiate erano tutte insanguinate perché barcollava. L’ho visto tornare e ho pensato, apro il cancello, lo butto dentro, cosa gli possono fare più. Non ho fatto in tempo, Luigi è caduto davanti a me. È morto tra le mie braccia. Non avevo capito che avessero un coltello. Io pensavo che lo stessero gonfiando le botte con una mazza". Come si supera un dolore così? "Non si supererà mai, credo". Che cosa chiede? "Mi resta solo una cosa, credere nella giustizia. Ma qualsiasi pena non sarà mai alla pari con quello che mi è successo. Mio marito usciva la mattina per andare al lavoro e tornava a casa a pranzo, poi ancora il negozio e la sera stava con i figli. Non l’ho mai visto arrabbiato o avvilito per i problemi o i conti da pagare".  Adesso ha paura? "No, assolutamente no. So che peggio di questo non mi possono fare, ormai non mi possono fare più niente. Mi hanno tolto la cosa più bella che avevo. Cosa mi possono fare di più?".