13 mar 2022

Letta molla i pacifisti a senso unico Il suo Pd non è equidistante

La manifestazione di Firenze cancella le ambiguità della sinistra viste nella sfilata di sabato scorso a Roma

pierfrancesco
Cronaca
Una significativa immagine del leader russo Putin alla manifestazione di Firenze
Una significativa immagine del leader russo Putin alla manifestazione di Firenze
Una significativa immagine del leader russo Putin alla manifestazione di Firenze

di Pierfrancesco

De Robertis

Di equidistanza si può anche morire, e così dopo una settimana di patiti imbarazzi per la piazza "né con Putin né con la Nato" di sabato scorso a Roma in cui aveva sfilato il mondo riconducibile a una sinistra-sinistra ancora schiava di schemi novecenteschi e non erano mancati anche numerosi esponenti del Pd, Enrico Letta accetta la prova di forza, cala l’asso atlantista e risponde con la stessa arma, la piazza. Erano giorni che Letta lo ripeteva, non si può essere equidistanti, ma in molti a sinistra non l’avevano capito, ancora succubi di refrain troppi fissi nella memoria per essere messi in discussione. Pensiamo all’antiamericanismo come bandiera. E così nella piazza Santa Croce che una volta all’anno vede i calcianti storici in costume suonarsele bene bene, i suonati sono apparsi tutti quelli che fa stavano a San Giovanni, e che dopo sette giorni di bombe sugli ospedali predatrici e milioni di profughi in fuga, sono venuti a Canossa battendosi il petto perché gli americani saranno quello che sono, ma missili sulle donne incinta non li hanno mai buttati, per lo meno non in Europa o non in diretta tv. Gli amerikani sono quello che sono, ma forse Putin è peggio. L’elenco dei suonati è lungo, e basta prendere nota di chi tra quelli ieri a Firenze era anche sabato 5 a Roma. Un nome a caso, Landini, senza scordare molti del Pd e della Sinistra.

L’iniziativa europeista di Enrico Letta (formalmente del sindaco Dario Nardella, ma la spinta decisiva è venuta proprio dal segretario del Pd) ha segnato un punto fermo nei vari posizionamenti sulla guerra. Sì, certo, il 25 febbraio tutti si sono scandalizzati, hanno pianto, promesso solidarietà, ma ognuno poi il petto se lo è battuto a modo suo. Come non poteva non essere. Tutti, a cominciare dal papa che nonostante sia il papa non ha mai parlato di "invasione" ma solo di "guerra", alla varie forze politiche, di sinistra e di destra. Riuscendo Putin nell’insolito miracolo di saldare il pacifismo e l’antiamericanismo della sinistra con il nazionalismo anticapitalista e in definitiva antiliberale di alcune frange della destra, neppure troppo estrema. L’iniziale unanimismo di facciata non poteva resistere, come se l’Ucraina fosse la faglia sotterranea dalla quale si è scatenato il terremoto ideologico e culturale di questo inizio di millennio. Troppi nervi scoperti intorno alla figura Putin, in certi casi troppi interessi o troppi rubli fluiti in passato anche recente all’internazionale putiniana, troppi fantasmi sulla Nato, che, ricordiamolo, solo fino all’anno scorso in molti volevano mettere in discussione.

Il successo della piazza fiorentina di ieri ha così avuto l’effetto di mettere in mora specie a sinistra quel pacifismo di una settimana fa, facendo sembrare il "né con Putin né con la Nato" non un richiamo ai valori della pace – tutti vogliamo la pace – ma un’espressione di cattiva coscienza, quella irrefrenabile voglia di mettere noi stessi e il mondo che rappresentiamo dalla parte sbagliata della Storia. Senza peraltro conoscere la Storia. L’Anpi, per dire, ha contestato l’invio delle armi agli ucraini scordandosi che nel ’44-’45 i partigiani italiani poterono opporsi ai nazifascisti perché inglesi e americani paracadutavano in montagna proprio gli stessi fucili e vettovagliamenti che loro vogliono negare agli ucraini. E che le grandi tragedie del Novecento - nazismo, fascismo, comunismo - sono state vinte solo con la resistenza in nome della libertà e mai con le bandiere del pacifismo propriamente detto. Anzi. Stalin, tanto per restare in loco, sottometteva con i carri armati i popoli dell’Europa dell’est in nome della "pace", come sottolineavano i plaudenti titoloni dell’Unità. E anche allora i "pacifisti" chiedevano "ragionevolezza" e incitavano agli accordi, alle intese, appunto alla "pace".

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