Giovedì 18 Luglio 2024
NINO FEMIANI
Cronaca

Lasciato in strada con l’arto mozzato. Il bracciante non ce l’ha fatta. Calderone: "Punire i responsabili"

È morto il 31enne indiano Satnam Singh, vittima di un infortunio in un’azienda agricola lunedì scorso La ministra al question time: "Serve maggiore incisività per contrastare il lavoro sommerso".

Lasciato in strada con l’arto mozzato. Il bracciante non ce l’ha fatta. Calderone: "Punire i responsabili"

Lasciato in strada con l’arto mozzato. Il bracciante non ce l’ha fatta. Calderone: "Punire i responsabili"

Non ce l’ha fatta, Satnam ‘Navi’ Singh, bracciante indiano di 31 anni. È morto dopo due giorni di calvario nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Camillo di Roma. Aveva perso un braccio nel corso di un tragico incidente, lunedì mattina, in un campo di fragole a Borgo Santa Maria (Latina). Un macchinario, che serve ad avvolgere i teli che coprono le delicate colture, lo aveva artigliato nei suoi ingranaggi. L’urto è stato terribile: lo strumento compie 400 giri al minuto e ha tranciato di netto il braccio al povero Satnam, causandogli anche fratture agli arti inferiori. Una dinamica che mette in luce la brutalità dei lavori nei campi e l’insussistenza dei meccanismi di sicurezza sul lavoro nelle campagne dell’Agro Pontino.

A questo punto iniziava una sequenza splatter, orribile e crudele. Il ‘padrone’ del terreno agricolo caricava Satnam sul suo furgone bianco, il braccio messo in una scatola di cartone, e lo accompagnava con la moglie Alisha a casa. Arrivato al domicilio dell’indiano, lo scaricava come un ‘sacco di cenci’, senza ascoltare le suppliche della donna che gli chiedeva di accompagnare il giovane marito in ospedale. Quelle ferite si sono rivelate fatali nonostante l’intervento dell’elisoccorso. Singh arrivava al San Camillo ormai dissanguato e da subito i chirurghi del nosocomio, che pure avevano fermato l’emorragia e stabilizzato le fratture, nutrivano dubbi sulla possibilità di salvarli la vita. Il bracciante era stato abbandonato per lungo tempo senza cure, con la pressione del sangue a livelli troppo bassi. Le conseguenze del trauma cranico non hanno lasciato scampo fino alla morte cerebrale. Il responsabile del mancato soccorso, A.L. di 38 anni, dopo essere scappato ("Ero in preda all’agitazione, ma ho chiamato prima i soccorsi"), si è presentato nella giornata di martedì con due avvocati nella caserma dei carabinieri. È stato denunciato per omicidio colposo e omissione di soccorso.

"La morte del bracciante agricolo indiano desta grande dolore – dice la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, al question time – . È stato vittima di un vero atto di barbarie che deve essere perseguito in tutte le sedi. Oltre ad esprimere il mio cordoglio e quello del governo, manifesto anche il nostro impegno a fornire ogni più ampia assistenza alle autorità, così come stiamo facendo dalle prime ore per accertare i fatti e fare in modo che chi li ha commessi venga punito". "Episodi del genere devono indurre le istituzioni ad essere ancora più incisive nel contrasto al lavoro sommerso e nella promozione di una moderna cultura del lavoro, nell’ottica di garantire condizioni dignitose", rimarca.

"Provo sgomento per la morte del bracciante – dice la sindaca di Latina, Matilde Celentano, che annuncia il lutto cittadino mentre la Regione si fa carico del funerale –. Adesso più che mai accolgo la richiesta che mi è arrivata dall’intero Consiglio comunale di promuovere, ove ne ricorrano i presupposti, la costituzione di parte civile del Comune di Latina al futuro processo. Sarà mio impegno – conclude Celentano – affinché il Comune si faccia fautore, assieme a tutte le altre istituzioni, di una lotta strenua al caporalato, divenuto una piaga".

E mentre la Flai-Cgil, il sindacato dei lavoratori dell’agro-industria, parla di un episodio di cui "il Paese intero deve vergognarsi perché non è ammissibile che i lavoratori, specialmente gli immigrati, vengano sfruttati in maniera così disumana", la comunità indiana – più di ventimila lavorano nell’Agro – si stringe intorno alla moglie di ‘Navi’ che ha assistito, attimo per attimo, alla tragedia e alla crudeltà con cui il marito è stato abbandonato sul ciglio della strada. Satnam era arrivato in Italia tre anni fa e da allora attendava i documenti per mettersi in regola. Intanto lavorava al nero, senza uno straccio di contratto, a 5 euro all’ora, niente regole, orari e sicurezza. Buste paga di quattro, cinque giornate a fronte di un mese intero di lavoro, ricattati dei caporali – raccontano davanti alla casa del Popolo a Birgo Hermada i compagni di lavoro di ‘Navi’ – e parliamo dei più fortunati, quelli che un posto di lavoro ce l’hanno. "Ci chiamano solo per le attività che gli italiani non vogliono più fare, quelle di notte o nei campi", dice Ankush.