Giovedì 20 Giugno 2024
MARCO
Cronaca

La stessa fine di mio fratello Rivivo quel dolore

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Marco

Scarponi

Tutto ritorna a non avere senso. Provo a scrivere e mi tremano le dita. Rivivo la tragedia di mio fratello Michele – anche lui ciclista come Davide Rebellin – travolto e ucciso da un uomo (compaesano) alla guida di un furgone il 22 aprile 2017, mentre si allenava sotto casa. Che cosa dire ancora? C’è qualcuno che vuole cambiare veramente la viabilità assassina di questo Paese e donarci una mobilità di pace?

La notizia dell’omicidio di Rebellin è devastante. Io sto rivivendo tutto l’orrore. E ho paura per i miei figli che ancora condanno a vivere in questo Paese senza speranza. Perché? Perché di nuovo e sempre? Che senso ha la Fondazione Michele Scarponi che adesso valuterà se costituirsi parte civile al processo? Contro chi stiamo lottando? Come si può cambiare chi non vuole, non sente questo dolore, si volta e continua ad andare avanti come se nulla fosse successo? Sempre uguale. Stesso schifo.

Parliamo di sicurezza stradale, di quello che si può mettere in atto per evitare tragedie inenarrabili, ma in realtà non si vuole cambiare. Non lo vogliono le istituzioni e neanche noi. Abbiamo deciso d’uccidere 10 volte al giorno sulla strada, ferire migliaia di persone ogni anno, ma l’importante è che tocchi sempre a qualcun altro e non venga messa in discussione la mia libertà; non ci servono i valori, un patto educativo, una mobilità lenta e sostenibile. Siamo egoisti e non guardiamo al di là del nostro recinto.

Sono stanco di ripetere sempre le stesse cose. Voglio una strada sicura per i miei figli e dare un senso a tutte le morti senza senso della violenza stradale. Abbiamo ridotto tutto, parole e silenzio, a una inutilità senza fine. Solo i fatti possono avere un vero significato. Dobbiamo fermare la strage, altrimenti siamo tutti responsabili. Davide, Michele e tutte le vittime sulla strada dovevano continuare a vivere. Noi dobbiamo a tutti loro una risposta: una strada senza più vittime. Sulle nostre strade non c’è una guerra fra ciclisti, automobilisti e pedoni, semplicemente non c’è la volontà di salvare vite umane.

Ciao Davide, ciao Michele.