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7 giu 2022

La scelta di Fabio: il sonno fino alla morte

L’Azienda sanitaria delle Marche non indica il farmaco per l’eutanasia. Ridolfi chiede la sedazione profonda: "Uno strazio per chi mi ama"

7 giu 2022
aessandro mazzanti
Cronaca
Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi
Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi
Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi
Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi
Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi
Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi

di Aessandro Mazzanti

Un sonno, l’ultimo. Quanto ci metterà Fabio Ridolfi per morire non si sa. È certo che lo farà senza accorgersene, e dopo che, col suo consenso, gli sarà stata interrotta la nutrizione che lo tiene in vita da 18 anni, anche se inchiodato a un letto dopo che nel 2004 una vena del suo cervello si è rotta, e per lui è stato l’inizio della fine: tetraparesi, muove solo le palpebre con cui scrive grazie a un puntatore oculare. Le stesse, vivacissime, con le quali l’altro ieri ha scritto la sua scelta: "Da due mesi la mia sofferenza è stata riconosciuta come insopportabile. Ho tutte le condizioni per essere aiutato a morire. Ma lo Stato mi ignora. A questo punto scelgo la sedazione profonda e continua anche se prolunga lo strazio per chi mi vuole bene". Ancora parole come pietre, dopo quelle, agghiaccianti, con le quali il 18 maggio scorso, aveva scritto: "Gentile Stato italiano, aiutami a morire".

Ma né lo Stato né l’Asur Marche, competente per il suo caso (lui abita a Fermignano, Pesaro-Urbino), lo hanno aiutato. Per seguire la strada del suicidio assistito, dopo un sì del Comitato etico spuntato con 40 giorni di ritardo da un cassetto dell’Asur regionale, la stessa Asur avrebbe infatti dovuto dire a Fabio quale farmaco autosomministrarsi per porre fine alle sofferenze, e come usarlo. Queste indicazioni non sono mai arrivate. Per questo ora Fabio ripete: "Non ce la faccio più" e sceglie l’altra "strada", quella della sedazione profonda, che però a differenza del suicidio assistito, che si svolge nel giro di minuti, ha tempi più lunghi: ore, forse giorni. Un’agonia, anche se il paziente è incosciente, che peserà su tutti quelli che gli vogliono bene, da qui lo "strazio" evocato dal protagonista.

Per questo l’associazione Luca Coscioni, che segue il 46enne nella sua battaglia, attacca frontalmente l’Asur accusandola di ritardi "inqualificabili". Dice Filomena Gallo, legale dell’associazione: "Mi chiedo se chi comanda in Asur Marche abbia mai provato a chiudere gli occhi e immaginarsi di stare al posto di Fabio. Da sei mesi, da gennaio, Fabio aspetta una risposta. Prima il sì del Comitato etico che era pronto ma arriva con 40 giorni di ritardo. E senza l’indicazione del farmaco e le modalità di somministrazione. Da qui, il 27 maggio, la diffida all’Asur per avere le indicazioni". Ma l’Asur non risponde. "Per questo – continua il legale – Fabio ha dovuto scegliere questo ’ripiego’ che gli causa ulteriore dolore. Lui e suoi familiari si stanno organizzando per parlare con un medico palliativista che dovrà procedere alla sedazione". L’avvocato Gallo ce l’ha anche con lo scenario nazionale: "Il ministro della Sanità lo ha detto: la sentenza 242 (Cappatodj Fabo) va applicata. Ma la legge è ferma in Senato, dopo che che la Consulta ha impedito al popolo di esprimersi per via referendaria".

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