Domenica 21 Aprile 2024

La nube di metano investe l’Italia. "Ecco come si sposta, danni al clima"

Paolini, ricercatore del Cnr: "Così si accentua il buco dell’ozono, ma nessun pericolo per la salute"

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Valerio Paolini, ricercatore dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr, come si è creata la nube di metano ora sopra la Scandinavia ma che già oggi vedrà, una parte transitare sull’Europa centrale e sull’Italia?

"È frutto delle quattro falle nei due gasdotti Nord Stream, falle che hanno riversato in atmosfera la maggior parte del gas contenuto nei tubi. La circolazione atmosferica ha poi concentrato il metano in una sorta di nube, che si sposta secondo i venti e che in questi giorni transiterà su mezza Europa. Non ho conferme primarie sullo spostamento della nube verso l’Italia, ma sicuramente non c’è nessun rischio: spostandosi verso il nostro paese la nube si diluirà ulteriormente".

La rete Icos del Norwegian institute for air research parla di un aumento in atmosfera del 20% rispetto alle concentrazione normali, quindi fino a 2.350 parti per milione: che significa? Sono concentrazioni pericolose?

"Il metano, tanto più a queste concentrazioni, non è un inquinante e non è tossico per la salute umana. È però climalterante, cioè è una molecola che come la Co2 contribuisce a livello globale al cambiamento climatico. E va detto che il metano ha un forte impatto, circa 25 volte più della Co2 nei cento anni, anche se fortunatamente resta in atmosfera per meno tempo".

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Dato che il grosso della nube va verso nord, e quindi verso l’Artico, è possibile che il metano crei un impatto negativo sulla coltre di ozono sopra i poli, che ci protegge dai raggi ulltravioletti solari?

"Si, il metano può in parte contribuire alla degradazione dell’ozono stratosferico".

Un picco di 2.350 ppm è percepibile da un essere umano che vi finisse in mezzo?

"No, anche perché sono valori sull’intera colonna d’aria. Oltretutto il metano è inodore, viene addizionato apposta nelle tubature del gas che usiamo nelle nostre case con un composto, il tetraidrotiofene, che lo fa odorare e permette di accorgersi se c’è una fuga di gas. Senza di quello, non la percepiremmo. Chi si trovasse nella ’nube’ del Nord Stream oggi sulla Scandinavia non si accorgerebbe di esserci".

Ci saranno effetti sugli ecosistemi?

"No, se escludiamo la colonna d’acqua nei pressi delle falle, ovviamente".

Quanto resterà in atmosfera questa nube?

"Una volta finito l’afflusso, che pare dovrebbe terminare tra domenica e lunedì, le nubi progressivamente si disperderanno. In quanti giorni dipende da molte variabili meteo".

La nube può incendiarsi ed esplodere?

"Localmente, al punto di fuoriuscita, assolutamente sì. Ma non la cosiddetta nube. Non è abbastanza concetrata, non si può incendiare o esplodere".

Quanto pesano climaticamente le 200mila tonnellate che secondo stime attendibili saranno complessivamente emesse dal Nord Stream?

"Ogni anno globalmente vengono emesse 570 milioni di tonnelate di metano, di cui il 60% causato dall’uomo. Quindi 200 mila tonnellate sono un numero piccolo, ma comunque aggiuntivo alle emissioni globali di metano. L’effetto negativo ci sarà e va a pesare in un contesto nel quale le emissioni di metano sono in crescita da alcuni anni. Ci sono infatti sorgenti naturali come le risaie e le paludi e sorgenti di origine antopogenica, tra le quali l’allevamento, i combustibili fossili, i rifiuti e alcune attività industriali e l’apporto di queste fonti di origine umane è in crescita. Questa fuga di gas, la più grande mai avvenuta da un metanodotto, non aiuterà di certo".