Massimo

Donelli

Chissà come se la ride Alessandro Manzoni (1785-1873) di fronte all’ennesima grida (bando, editto, ordine o avviso dell’autorità, come spiega la Treccani) promulgata ieri nel Paese già afflitto da un anno di Dpcm. Quale grida? Quella, diffusa dal Garante per la protezione dei dati, in cui si annuncia una campagna di spot dedicata "al tema della protezione dei minori sui social network". A partire da TikTok, l’app più pericolosa perché la più amata da bambini e adolescenti, la fascia anagrafica senza difese di fronte agli orchi del web. Da oggi, in collaborazione con Telefono azzurro, ci ricorderanno a reti unificate che "Se non ha l’età, i social possono attendere". Purtroppo, non bisogna essere un esperto di dati Auditel per sapere che: 1) in Italia ci sono 44,7 milioni di smartphone contro 42,7 milioni di televisori; 2) 34,8 milioni di italiani navigano ogni giorno su internet, meno della metà guarda i tre tg delle delle 20;

3) i ragazzi sotto i 14 anni frequentano poco la TV generalista preferendo di gran lunga trastullarsi con il web. Quindi, la campagna di spot rischia di schiantarsi sul muro dell’indifferenza. Inclusa quella genitoriale. Giacché mamma e papà sanno benissimo che cosa rischiano i figli con libertà di smartphone. Ma, vuoi per negligenza, vuoi per quieto vivere, fanno finta di niente. Perché la buona educazione richiede impegno. E, prima di tutto, buon esempio. E qui casca, anzi, precipita l’asino…