Preghiere in una moschea
Preghiere in una moschea

Roma, 25 agosto 2017 - Mille rivoli, controlli del tutto teorici. "I soldi – spiega Gianandrea Gaiani, direttore del sito ‘Analisi Difesa’ e commentatore di geopolitica per il Foglio e per il Sole24ore – arrivano alle moschee dei Fratelli Musulmani per lo più dal Qatar e dalla Turchia e a quelle dei salafiti dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti. Una generazione di nuovi imam sta rimpiazzando i marocchini che erano, tutto sommato, più moderati. Di quattrini comunque ne circolano tanti in tutta l’Europa. E i religiosi chiedono soldi direttamente ai loro fedeli".

Anche in Italia?

"Uno studio di Michele Groppi ci ha detto che due anni fa 108 centri culturali e moschee erano in mano a estremisti. Secondo fonti dei nostri servizi di sicurezza un migliaio di centri islamici erano tenuti sotto osservazione l’anno scorso. In ogni caso a valle non c’è controllo. Abbiamo solo un vantaggio, un vantaggio che vorrebbero annullare con lo ius soli".

Quale?

"Che di solito quando trovi un estremista è uno straniero e quindi puoi cacciarlo, mentre i francesi hanno diecimila connazionali islamici contrassegnati con la fiche S, quella dei potenziali pericoli per la sicurezza dello Stato. La Germania ha censito settemila salafiti. Non si possono schierare decine di migliaia di agenti che li seguono ventiquattro ore su ventiquattro. È chiaro che questo humus sfornerà tonnellate di terroristi del livello di quelli di Barcellona".

Ce n’è anche uno superiore?

"È quello dei pezzi da novanta, degli ex combattenti che sanno costruire le bombe con il Tatp, il perossido di acetone, persone della caratura del siriano Ahmad al Khald, che è sospettato di aver aiutato la cellula catalana. Era arrivato in Europa nel settembre del 2015 fra i rifugiati della rotta balcanica. L’Isis ha tutto l’interesse a salvaguardare gli ex combattenti, a farli intervenire, caso mai, come istruttori o consiglieri delle varie cellule. In ogni caso i foreign fighters dovrebbero finire in carcere quando rientrano. Mentre Gilles de Kerchove, il coordinatore della Ue per la lotta al terrorismo, suggerisce di riabilitarli. La Danimarca paga addirittura l’università a questi individui".

Islam, la macchina del consenso. Negozi e minareti, fiumi di denaro 

Souad Sbai ha sostenuto che le hanno offerto denaro a patto che taccia e che non continui a denunciare l’estremismo.

"Non mi sorprende. Ha molto seguito fra i musulmani che sono venuti nel Vecchio Continente cercando la libertà che il loro mondo non offre. Se c’è una minaccia alla democrazia europea, viene oggi dal mondo islamico che crea enclave sempre più numerose in Svezia, in Belgio, in Inghilterra e in Francia, zone nelle quali domina la sharia, la legge coranica, e non entrano né la polizia né i vigili del fuoco. L’anno scorso un sondaggio fatto per l’emittente inglese Channel 4 ha rivelato che, sapendo che il proprio vicino di casa era un terrorista ricercato, solo un terzo dei musulmani era disponibile a denunciarlo. Secondo una ricerca dell’Istituto Montaigne, il 55 per cento dei giovani musulmani francesi di età compresa fra i 15 e i 25 anni non intende rispettare le leggi della Repubblica. La base sociale nella quale possono pescare gli estremisti è molto ampia".