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20 giu 2022

"Il codice rosso non basta, servono fondi e tutele"

20 giu 2022
Il giudice Valerio de Gioia, 49 anni
Il giudice Valerio de Gioia, 49 anni
Il giudice Valerio de Gioia, 49 anni
Il giudice Valerio de Gioia, 49 anni
Il giudice Valerio de Gioia, 49 anni
Il giudice Valerio de Gioia, 49 anni

"Giovedì scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per l’inerzia nel recepire la denuncia di una donna maltrattata e minacciata di morte. Non deve più succedere". Valerio de Gioia, giudice penale al tribunale di Roma, commenta con inquietudine l’esecuzione di Novoli: "La formula “ennesimo femminicidio“ racchiude una sfida".

Quale?

"Evitare il prossimo, già in gestazione. Una missione per tutti: per lo Stato, che deve dimostrare più efficienza e correggere la legislazione; per le donne, che non debbono mai sottovalutare i segnali di violenza in casa; per il sistema educativo, che deve lanciare una campagna straordinaria per il rispetto in senso lato, tra le persone e di genere".

Il codice rosso non funziona?

"La legge ha meriti indubbi perché, alzando le pene, consente ai magistrati di assumere misure coercitive e preventivi altrimenti non esercitabili. Ma di fronte a dinamiche insidiose come quelle della violenza domestica serve davvero molto di più. Lo Stato deve investire".

Qual è la priorità?

"Una dotazione economica pluriennale per rafforzare tutti i presidi anti violenza e per consentire il miglior trattamento personale alle donne che denunciano e così magari prevengono. Solo in circostanze ben precise l’autorità giudiziaria può infatti allontanare il maltrattante dal nucleo familiare. Invece spesso sono le donne a dover cambiare casa. Insomma, sono loro a pagare il prezzo più alto e quindi a rimetterci in termini di perdita di chance".

Quali contromisure propone?

"A chi denuncia e decide di sopportare il peso delle pressioni di famiglia (inclusa la propria), lo Stato deve garantire l’accesso a un fondo di garanzia come quello varato per l’usura. Denunci il il violento? Ti tutelo e ti sostengo".

In aula i meccanismi di garanzia processuale a volte finiscono per proteggere i violenti.

"È per questo che c’è bisogno di straordinaria preparazione e dedizione in chi lavora in questo ambito. Ed è per questo che i giudici di Strasburgo ricordano all’Italia che è necessaria una speciale diligenza nel trattare i casi di violenza domestica".

Un paradigma da ribaltare?

"L’idea che il fenomeno possa trovare prevenzione con un ulteriore aumento delle pene. Chi vuole ammazzare la moglie o la ex, ammesso che poi non si suicidi, non si ferma certo pensando al carcere. Le vedo, a processo, le facce di questi uomini: sono volti di sfida. Volti che delineano l’ultimo grande conflitto italiano: quello tra lo Stato con i suoi valori e la società patriarcale che non li riconosce".

Giovanni Rossi

© Riproduzione riservata

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