Giampiero Mughini (ImagoE)
Giampiero Mughini (ImagoE)
Giampiero Mughini non è uno che le manda a dire. Dall’alto dei suoi ottant’anni, questo intellettuale eretico e raffinato che ha attraversato il "secolo breve" da dentro l’Italia inquieta dei movimenti e del ribellismo, degli anni di piombo e del riflusso, dell’edonismo e del futurismo vecchio e nuovo, fino ai nostri anni Venti, guarda ai No Vax in piazza e sulla rete con malcelato disappunto, per non dire peggio. Mughini, a che cosa siamo di fronte? "Stiamo assistendo a qualcosa di sciagurato – esordisce da par suo – Stiamo assistendo allo spettacolo di piccole congreghe rabbiose, inconsistenti sul piano culturale e meno che mai su quello scientifico, che sono in disarmonia, diciamo così, e con la gravità del problema che stiamo affrontando (una pandemia che dura da due anni) e con l’atteggiamento generale del governo, che è prudente: se...

Giampiero Mughini non è uno che le manda a dire. Dall’alto dei suoi ottant’anni, questo intellettuale eretico e raffinato che ha attraversato il "secolo breve" da dentro l’Italia inquieta dei movimenti e del ribellismo, degli anni di piombo e del riflusso, dell’edonismo e del futurismo vecchio e nuovo, fino ai nostri anni Venti, guarda ai No Vax in piazza e sulla rete con malcelato disappunto, per non dire peggio.

Mughini, a che cosa siamo di fronte?

"Stiamo assistendo a qualcosa di sciagurato – esordisce da par suo – Stiamo assistendo allo spettacolo di piccole congreghe rabbiose, inconsistenti sul piano culturale e meno che mai su quello scientifico, che sono in disarmonia, diciamo così, e con la gravità del problema che stiamo affrontando (una pandemia che dura da due anni) e con l’atteggiamento generale del governo, che è prudente: se solo pensiamo che sinora non c’è stato nessun obbligo di vaccinarsi, per capirci. Ma è del tutto evidente che l’immunità di gregge la otterremo quando la gran parte di noi sarà vaccinata".

Il bollettino con i dati Covid del 30 luglio

Eppure, nonostante le piazze siano di fatto vuote, il rischio quantomeno di alimentare dubbi e incertezze in una società impaurita c’è tutto.

"I No Vax non hanno alcun elemento a loro sostegno. Sono minoranze sciagurate, ma oggi, con un paio di canali social e un paio di interviste, anche gli sciagurati fanno sentire la loro voce. Prendiamo il caso ultimo di come hanno strumentalizzato la drammatica morte del dottor De Donno. Lo hanno fatto passare per un anti-vaccinista. Non ricordano, invece, questi cialtroni, che il dottor De Donno era andato, lui per prImo, a vaccinarsi".

Invocano la libertà contro i vaccini e contro il Green pass. Ma che libertà è?

"Beninteso, le voci sono, sarebbero legittime tutte, ma stiamo parlando di una lotta, se non per la vita e per la morte, di sicuro per qualcosa di fondamentale che la nostra società sta conducendo tutta assieme. La stanno conducendo i medici che sono morti sul campo, la sta conducendo l’organizzazione generale del nostro Paese che mi pare abbia fatto bene ad assicurare un vaccino gratuito a una quantità rilevante di persone. E, dunque, se le voci sono legittime, quando sento ergersi la voce di un attore come Montesano che dice che il Green pass è l’equivalente del lasciapassare dei nazisti io spengo la luce. Non posso sentire queste porcate".

Se è per questo, hanno evocato la Shoah, gli esperimenti di Mengele, la dittatura sanitaria.

"Dai, ti prego, dai. Questo, ecco, non è lecito, non è possibile. Sono rigurgiti che vengono dalle viscere. E, pur non stando sui social, leggo dai giornali che là sopra c’è un continuo martirio dell’intelligenza e ancor più c’è un’estremizzazione dell’avversione. Eppure, basterebbe riflettere su un dato di fatto: in tutto il mondo viviamo in media 10 o 15 anni di più perché sono stati inventati a un certo punto i vaccini. Ogni altra considerazione ci riporta all’epoca delle streghe".

Ribellismo per ribellismo, vede qualche analogia con le piazze di altri decenni passati?

"No, neanche lontanamente. Quel ribellismo, dal quale ho preso le distanze in epoca non sospetta, era, però, nell’aria del tempo. Era nell’aria del tempo che gli studenti americani non amassero la guerra in Vietnam come era nello spirito del tempo che nel maggio del ’68 a Parigi, dove io mi trovavo, gli studenti di Nanterre esprimessero una certa irrequietezza rispetto alla rigida separazione tra uomini e donne nel campus".

Sì, ma poi ci sono stati gli anni di piombo. Non vede pericoli di gesti estremi e di cattivi maestri?

"Per fortuna mi pare che ci troviamo davanti a tali cialtroncelli che non hanno né l’intenzione né la cultura del fanatismo ideologico degli anni Settanta alla Curcio. Nessun parallelismo: siamo all’ignoranza anti-scientifica. Basta guardarli in faccia".

Certa politica non esita, però, a lisciare il pelo a queste frange.

"Perché pensano che ci siano in ballo 3-4 milioni di voti. Ma io, per dire, rabbrividisco quando vedo certi personaggi, come anche il mio vecchio amico Gianluigi Paragone, scendere in piazza con questa gente".

Un dubbio finale: non è che l’informazione dà troppo spazio a queste minoranze?

"Non è che possiamo parlare solo di quello che ci piace".