Uno dei rifugi notturni per clochard installati nelle strade di Ulm. in Baviera. L’iniziativa ha generato polemiche
Uno dei rifugi notturni per clochard installati nelle strade di Ulm. in Baviera. L’iniziativa ha generato polemiche

Roberto

Giardina

Domani notte il termometro scenderà fino a meno undici a Berlino. Che sarà dei barboni, Obdachlose in tedesco, cioè senza tetto? Non si sa neanche quanti siano, duemila per le statistiche ufficiali, forse invece più di diecimila.

A Ulm, in Baviera, hanno creato gli Ulmer Nest, "nidi" per i barboni, cabine per una persona, dotate di riscaldamento, alimentate a energia solare, con radio e internet. I clochard non sono più quelli di Victor Hugo, hanno il cellulare, anche il laptop, però rischiano sempre di morire assiderati.

I "nidi" hanno sensori che controllano la temperatura, l’umidità e il fumo. Gli ospiti non dovrebbero fumare, ma è un divieto che, si prevede, non verrà rispettato. Nell’ultimo inverno prima della pandemia, in Germania sono morti in dodici per il gelo. Questo gennaio, solo due vittime, uno a Hannover, e un altro a Oldenburg, ma i dati non sono completi. Non si fa abbastanza per loro nella ricca Germania di Frau Angela? Se l’iniziativa di Ulm fa notizia, significa che è un’eccezione. La capacità dei centri di accoglienza a Berlino nelle notti d´inverno è quasi al limite, i letti sono già occupati all’85 per cento. Quando si scende sotto zero, speciali squadre vanno a cercare i barboni, ma molti rifiutano di trasferirsi al sicuro. Negli asili non vengono accettati i cani, e non vogliono abbandonare il loro migliore amico. Perché non chiudere un occhio e salvare una vita?