di Giovanni Serafini "Le possibilità sono solo due: o la guerra, o il negoziato. La prima è dietro l’angolo. Basta un cerino e tutto il Medio Oriente esplode. La seconda bisogna accettarla, anche se la prospettiva di discutere con i terroristi di Hamas appare ripugnante". È il parere dello scrittore Marek Halter, ebreo di origine polacca trapiantato a Parigi, che nei prossimi giorni incontrerà a Mosca il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Che cosa gli dirà? "Che il conflitto israelo-palestinese è una minaccia per tutti. La...

di Giovanni Serafini

"Le possibilità sono solo due: o la guerra, o il negoziato. La prima è dietro l’angolo. Basta un cerino e tutto il Medio Oriente esplode. La seconda bisogna accettarla, anche se la prospettiva di discutere con i terroristi di Hamas appare ripugnante". È il parere dello scrittore Marek Halter, ebreo di origine polacca trapiantato a Parigi, che nei prossimi giorni incontrerà a Mosca il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.

Che cosa gli dirà?

"Che il conflitto israelo-palestinese è una minaccia per tutti. La Russia è prudente, sa che mettere il dito nell’ingranaggio mediorientale è pericoloso, che ci può rimettere la mano o anche tutto il braccio. Ma l’incendio è troppo esteso, bisogna far qualcosa".

Come si fa a dialogare con il capo di un gruppo terroristico?

"Non c’è scelta, bisogna muoversi in questa direzione. Lo sta facendo anche il presidente americano Biden, che da una parte parla con Netanyahu e afferma che Israele ha il diritto di difendersi, mentre dall’altra invia un emissario al Cairo affinché incontri gli uomini di Hamas".

Si può trovare un compromesso con chi lancia dei missili?

"Bisogna. Nella striscia di Gaza sono minacciate due milioni di persone, in Cisgiordania tre milioni, in Israele il 20 per cento della popolazione. Bisogna arrestare il massacro".

Chi c’è dietro Hamas?

"L’Iran, la Turchia, il Qatar. C’è l’Iran, che invia il materiale e gli specialisti per la fabbricazione dei missili di Hamas. C’è la Turchia di Erdogan che sogna la ricostituzione dell’impero ottomano e minaccia di dirottare verso l’Europa – in particolare verso le coste italiane – centinaia di migliaia di rifugiati siriani. C’è il Qatar, infine, che si oppone ai paesi del Golfo e finanzia Hamas. È un quadro catastrofico. Se il conflitto arabo-israeliano si sta risolvendo dopo la pace con l’Egitto, la Giordania e gli accordi di Oslo, quello israelo-palestinese appare sempre più violento, alimentato dal contrasto fra i due blocchi opposti del mondo musulmano, gli sciiti e i sunniti. Da una parte Iran, Turchia, Qatar. Dall’altra Egitto e Arabia Saudita".

Lo Stato d’Israele ha 73 anni e non ha mai vissuto in pace. Tutti i negoziatori, da Rabin a Peres, hanno fallito.

"Questa volta bisogna riuscire. Penso che il presidente egiziano al-Sisi chiamerà Ismail Haniyeh al Cairo e gli farà accettare una tregua che poi l’America imporrà ad Israele. Bisogna parlare col nemico, lo dice anche la Bibbia".

Se Israele usasse l’esercito?

"Non ha interesse a farlo perché ci sarebbero troppi morti, molti anche da parte israeliana. Ne soffrirebbero soprattutto le popolazioni, visto che Hamas si nasconde dietro i civili. E oltretutto i problemi di fondo resterebbero".