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Grosseto, 11 dicembre 2014 - CHIAREZZA. Chiesta non solo dai comitati ambientali, ma anche dai cittadini che abitano sull’Amiata. Soprattutto adesso che è esplosa la grana-geotermia. Poco prima che i dati sulla mortalità maschile facessero sobbalzare.

L’Ars (l’agenzia regionale della sanità) e la direzione sanitaria della Asl hanno deciso di puntualizzare alcune cose: «Le analisi epidemiologiche condotte finora dall’Ars sulla popolazione delle aree geotermiche toscane - dicono - hanno mostrato chiaramente che i cittadini dell’Amiata senese e grossetana hanno un profilo di salute meno buono di quelli che vivono nell’area geotermica tradizionale di Larderello. Inoltre, il complesso set di dati raccolti presenta vari elementi significativi, che fanno pensare ad un ruolo comunque marginale dell’esposizione alle emissioni geotermiche. Alcune malattie risultate in eccesso – come il tumore dello stomaco, del fegato e del colon, la pneumoconiosi e la cirrosi epatica – hanno, secondo le attuali conoscenze scientifiche, poca o nessuna relazione con i fattori di rischio ambientali. In definitiva, l’insieme dei segnali raccolti con il tipo di indagini finora condotte porta ad escludere che ci sia un legame di causa-effetto tra geotermia e stato di salute. Piuttosto, fa pensare a un mix di fattori di rischio. Anche se - proseguono - l’ultimo aggiornamento con i dati al 2009 ha mostrato una lieve flessione dell’eccesso di mortalità generale nei maschi, che è scesa al 10% rispetto al 13% evidenziato nel periodo 2000-2006, questo segnale positivo va confermato con ulteriori anni di osservazione».

QUESTI ASPETTI sono confermati anche dalla sorveglianza epidemiologica della Asl 9 di Grosseto. «Le criticità sanitarie in Amiata, però, restano - proseguono –, così come restano alcuni limiti nei metodi degli studi epidemiologici condotti fino ad oggi. Senza dubbio servono approfondimenti su linee di ricerca specifiche e più mirate».

Ed è per questi motivi che l’Ars ha presentato un nuovo programma di ricerca. «Il focus dell’indagine sarà sui comuni amiatini di Arcidosso, Santa Fiora, Castel del Piano, Abbadia e Piancastangnaio. Sarà costituito un Osservatorio permanente sulla salute in Amiata, che dovrà diventare il punto di riferimento su queste tematiche, sia per i cittadini che per gli amministratori. Questo nuovo studio rappresenta, inoltre, un salto di qualità anche per i metodi che saranno messi in campo e mira a fare maggiore chiarezza sulle condizioni di salute dei cittadini e sulle possibili cause dei problemi rilevati. Si passa, infatti, da indagini basate su dati aggregati a livello comunale ad un’impostazione basata sulla raccolta di dati individuali, cioè delle singole persone. Ciò farà la differenza, soprattutto nella valutazione dell’esposizione personale agli inquinanti presenti in quest’area: soprattutto acido solfidrico, mercurio, arsenico e altri metalli. Non più quindi stime su dati comunali, ma valutazioni a livello individuale, con campagne di monitoraggio biologico utilizzando campioni di sangue, urine e altre matrici umane, ma anche animali e vegetali. Sarà anche valutato nel dettaglio il ruolo ed il contributo degli altri fattori di rischio, quelli delle abitudini di vita, e saranno sotto osservazione non solo gli esiti sanitari più gravi, come i decessi e i ricoveri, ma anche le malattie ed i problemi meno gravi. Saranno cioè sostanzialmente prodotti nuovi dati mediante la ricostruzione di casistiche cliniche e visite mediche, questionari ed interviste sulle storie personali dei cittadini amiatini».