14 mar 2022

Fuoco dei cecchini sul reporter americano. Gli Usa sotto choc: "Ci sarà una risposta"

Brent Renaud, 51 anni, stava filmando con alcuni colleghi la fuga dei profughi a nord di Kiev. Colpito a un check point

giampaolo pioli
Cronaca

di Giampaolo Pioli

Hanno sparato per ucciderli anche se avevano le telecamere e la scritta Press bene in vista sopra il giubbotto antiproiettile. Il colpo al collo è stato fatale e la morte per il leggendario fotoreporter americano Brent Renaud 51 anni, è arrivata immediata. Lo hanno colpito a un checkpoint a Irpin mentre cercava di filmare gli abitanti che stavano scappando dall’indiscriminato lancio di bombe dei russi. Gli stessi russi che tre giorni fa in quella stessa area a meno di quattro chilometri dalle porte di Kiev avevano sterminato un’intera famiglia compresa una bambina di 3 anni.

Brent Renaud era un giornalista molto conosciuto, produceva filmati e documentari insieme al fratello per i maggiori network mondiali. La sua uccisione ha colpito molto l’America. "È ovviamente scioccante e orribile", ha commento il consigliere alla Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jack Sullivan. "Continueremo – ammonisce Sullivan – a consultarci per determinare come è accaduto e misureremo le appropriate conseguenze". Poi l’affondo: "Risponderemo alle morte del giornalista in maniera proporzionata".

Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti per il suo giornalismo di frontiera, Brent stava viaggiando col collega Juan Arredondo che è stato ricoverato in un ospedale di Kiev a poca distanza dalla zona dei combattimenti. "Un uomo si è offerto di portarci con la sua auto dall’altra parte del fiume oltre il checkpoint – ha raccontato Juan –, ma i russi hanno iniziato a sparare. L’autista ha invertito la marcia l’auto, però loro hanno continuato a spararci. Brent è stato colpito al collo e si è accasciato, molti altri civili sono stati colpiti sul ponte…". A confermare che sono state le truppe russe ad aprire il fuoco è Andriy Nebytov, il capo della polizia regionale di Kiev. Nebytov, dopo aver recuperato il corpo di Renaud, ha scritto su Facebook che il fotogiornalista aveva in tasca il passaporto Usa e un tesserino del New York Times che però risaliva al 2015. Spiega la portavoce del quotidiano: "Renaud è un filmaker e fotografo di talento che ha collaborato numerose volte in passato col New York Times ma non era in Ucraina per noi. La sua morte ci rattrista profondamente. Era un veterano di molte guerre".

Dal lettino dell’ospedale di Kiev, ancora sotto choc, il collega ferito Arredondo è ancora sotto choc mentre cerca di ricostruire quanto accaduto: "Eravamo insieme, abbiamo superato il checkpoint per filmare i rifugiati. L’ho visto cadere dopo essere stato colpito. Gli spari continuavano. Io sono stato soccorso da un’ambulanza e non so come sono finito qui. Lui è rimasto indietro per terra mentre continuavano a fare fuoco su di noi e sulla gente che fuggiva". Arredondo non sapeva che Brent era stato ucciso. Sono stati i soldati ucraini a dirgli che il suo amico non ce l’aveva fatta. Molto difficile è stato recuperare il corpo: i combattimenti in quell’area alle porte di Kiev proseguono senza sosta. Le forze russe cercano di conquistare il terreno palmo a palmo non esitando a far fuoco sui civili, compresi donne e bambini disperati e in fuga. Molti di questi attacchi orribili vengono attribuiti anche a paramilitari e cecchini ceceni che Putin avrebbe spedito alle porte di Kiev in vista dell’assalto finale alla capitale considerata il vero e unico bottino della sua orribile guerra. Il presidente russo ha ripetuto che non si fermerà anche se dovesse essere rasa al suolo come ha già fatto con Grozny in Cecenia.

Veterano della guerra in Iraq e Afghanistan, sempre in prima linea anche nei reportage sulle battaglie in Siria e in Libia, Renaud aveva girato documentari anche sulla primavera araba e sulla repressione dei Fratelli Musulmani in Egitto. Aveva iniziato giovanissimo con reportage in Cambogia. L’ultimo, interrotto, progetto era il documentario sui profughi di Kiev. A completarlo dopo la sua morte sarà il fratello che gestiva insieme a lui una società di produzione

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