Domenica 14 Luglio 2024

Fototrappole nei boschi tra Italia e Slovenia "Per fermare i migranti della rotta balcanica"

Migration

Sono fotocamere, sistemi di rilevazione ottica mobili denominate poco felicemente ‘fototrappole’. Il loro scopo è fare da deterrente agli immigrati irregolari – e relativi passeur – che potrebbero essere immortalati al passaggio nei boschi al confine tra Slovenia e Italia. Il tratto finale della ‘rotta balcanica’. Sono 65, acquistate alla fine del 2021 dalla Regione Fvg, e saranno consegnate questa settimana alla polizia locale di Trieste. Questa, a sua volta, le distribuirà alle altre forze dell’ordine: 50 saranno distribuite nel capoluogo giuliano, le altre 15 saranno in parte consegnate alla questura di Gorizia.

L’obiettivo è ottimizzare gli interventi di contrasto al fenomeno e favorire le riammissioni in Slovenia, una volta che si possa provare che l’immigrato è arrivato in Italia irregolarmente dal Paese confinante. Ma probabilmente le apparecchiature non saranno utilizzate soltanto nelle zone boschive di valico: possono essere spostate con facilità, le batterie sono alimentate con pannelli solari, quindi saranno sicuramente impiegate anche per funzioni di polizia giudiziaria. Come prevede il questore di Trieste, Pietro Ostuni, che immagina possano essere affidate anche a squadra mobile, Ufficio prevenzione generale, commissariati, allo scopo di contrastare altri reati come furti e spaccio di droga. E perché no, perfino per monitorare fenomeni come abbandono dei rifiuti e vandalismi. "È molto positivo", commenta il governatore Fvg Massimiliano Fedriga: "Riuscire a intercettare i percorsi che compie l’immigrazione irregolare e a intercettare i passeur è un contrasto importante e devo dire molto deciso a chi tratta carne umana e a chi guadagna sul traffico di esseri umani". Fedriga ha detto di essere "sconvolto per le polemiche, evidentemente bisogna anche negare di avere le strumentazioni per combattere i trafficanti. Mi sembra una cosa folle e inumana". D’accordo anche il questore di Gorizia, Paolo Gropuzzo, il quale precisa che le fotocamere permettono di documentare il passaggio dei migranti, ma se questi chiedono asilo, dal punto di vista giuridico la situazione resta invariata.