Guido Bandera No, non sto per farvi la morale su quanto sia bello pagare le tasse. Ogni volta che lo faccio, perché devo, non ordino champagne. Che l’Erario sia esoso, disorganizzato, pusillanime, debole coi forti e forte coi deboli nel pretendere il dovuto è inoppugnabile. Ma il condono approvato dal governo di...

Guido

Bandera

No, non sto per farvi la morale su quanto sia bello pagare le tasse. Ogni volta che lo faccio, perché devo, non ordino champagne. Che l’Erario sia esoso, disorganizzato, pusillanime, debole coi forti e forte coi deboli nel pretendere il dovuto è inoppugnabile. Ma il condono approvato dal governo di Mario Draghi non è da festeggiare. L’ha detto lo stesso premier: è una sconfitta per lo Stato.

Più modestamente, è una sconfitta anche per me, che come tanti altri italiani ho avuto la ventura di vedermela con una cartella di Equitalia. Con cortesia allo sportello hanno fornito spiegazioni e moduli per le eventuali comode rate. E ho versato tutto, anche se nutrivo molte riserve sui calcoli e su come si fosse arrivati a quella cifra. Non ero certo felice, ma libero da obblighi (e da un po’ di contanti). Fino a quando è arrivato il colpo di spugna. Perché quella raccomandata avrei fatto meglio a stracciarla, insieme al patto di lealtà nei confronti dello Stato. Avrei fatto bene a ignorarla, come tanti hanno avuto il coraggio di fare. Perché forse oggi, legalmente, non avrei dovuto più neppure un euro. Verrebbe la voglia di chiedere il rimborso insieme alla fiducia sprecata. Crediti inesigibili, li chiamano. Chissà perché, invece, i miei soldi sono sempre esigibili... Certo, quelle cartelle qualcuno non poteva pagarle. Altri, invece, le hanno ignorate scientemente sperando di farla franca. Una costanza che alla fine è stata premiata. Peggio per me, quindi, se quando mi arriva un conto, fosse anche solo quello di un caffè al bar, mi sento in colpa finché non l’ho saldato.