Mercoledì 19 Giugno 2024
GIAMBATTISTA ANASTASIO
Cronaca

Elezioni regionali, affluenza flop Alle urne solo un elettore su tre

Nel 2018 alle 23 era stato raggiunto il 70%, ma si votava in un giorno solo e anche per le politiche. Appello bipartisan ad andare a votare. Il graffio di Sgarbi: "Nelle liste c’è bisogno di personalità forti"

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Se è vero che le elezioni Regionali rappresentano una cartina di tornasole anche per la politica nazionale, allora il dato col quale i partiti devono fare i conti è la bassa affluenza alle urne. Lo spettro che ha accompagnato le ultime settimane di campagna elettorale sembra essersi fatto realtà: sia in Lombardia sia nel Lazio la partecipazione al voto è stata significativamente più bassa tanto rispetto alle ultime Politiche, quelle tenutesi a settembre 2022, quanto rispetto alle ultime Regionali, quelle del 2018. Detto in numeri: alle 23 di ieri – secondo i dati del Viminale –, in Lombardia aveva votato il 31,66% degli aventi diritto (contro il 73,81% del 2018), nel Lazio il 26,28% (contro il 66,55% del 2018). Nel complesso un’affluenza del 29,47%: ai seggi, in sostanza, è andato un elettore su tre. Alla stessa ora, cinque anni fa, la partecipazione al voto era stata pari a più del doppio: 70,82%.

Elezioni regionali Lazio e Lombardia, il voto in diretta: urne aperte fino alle 15

Questa volta, a differenza delle Politiche del 2022 e della precedente tornata delle Regionali, si vota su due giorni: le urne, infatti, resteranno aperte anche oggi dalle 7 alle 15. Una scelta, questa, dettata proprio dalla volontà di evitare che l’affluenza andasse a picco. Non solo: nel 2018 fu election day, si votò in una volta sola sia per le Politiche che per le Regionali. Fattori che rendono diversi i contesti. Sottolineato questo, il confronto tra le consultazioni è penalizzante.

Che non buttasse bene, lo si è capito fin dalle 12. Da qui le parole dei leader dai seggi, a partire dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: "È un’elezione importante, quindi spero che l’affluenza sia adeguata a una scelta come quella che si deve fare per Regioni così strategiche per la nazione". Parole proferite dall’Istituto Bachelet di Roma. Quindi Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia: "Sono preoccupato per l’affluenza – ha fatto sapere a dopo aver votato a Milano –. Vorrei ricordare a tutti i cittadini della Lombardia e del Lazio che il voto non è solo un diritto ma anche e soprattutto un potere che dà ai cittadini la possibilità di scegliere da chi vogliono essere governati. Chi non vota non è un buon cittadino, chi non vota non è un buon italiano".

Sempre da Forza Italia, ecco Licia Ronzulli, senatrice e coordinatrice lombarda: "Temevamo la bassa affluenza perché si è parlato poco di elezioni. C’è stata poca comunicazione istituzionale, durante la campagna ho incontrato diverse persone che non sapevano si votasse". Non è un caso che i più preoccupati siano gli esponenti del centrodestra, perché è nel loro elettorato che storicamente si annida la percentuale più alta di astensionisti. Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura e candidato in entrambi i consigli regionali, ha una sua lettura: "La disaffezione, prima ancora che degli elettori, è dei possibili eletti. La politica ha bisogno di ideali e francamente sul piano della proposta non vediamo una grande offerta di ideali. E poi c’è bisogno di personalità forti, di nomi famosi. Io sono l’unico componente del Governo che si è messo in gioco,a qualcuno viene in mente un nome forte, un personaggio del mondo dello spettacolo, un avvocato, che ha deciso di presentarsi? Se vengono considerate elezioni di serie B, l’elettore non partecipa".