Il premier Mario Draghi, 73 anni, serra i ranghi sul Recovery: il 30 aprile sarà inviato all’Unione europea
Il premier Mario Draghi, 73 anni, serra i ranghi sul Recovery: il 30 aprile sarà inviato all’Unione europea
di Claudia Marin Conto alla rovescia per il varo e la presentazione del Recovery Plan italiano. Entro la prossima settimana il Piano del nostro Paese – garantiscono da Palazzo Chigi dopo che si erano diffuse voci di slittamenti – sarà pronto per essere approvato dal governo, esaminato dal Parlamento e inviato a Bruxelles per il 30 aprile. A tappe forzate, dunque, per agganciare la più grande dotazione di risorse dall’epoca del Piano Marshall, a disposizione del Paese per investimenti e infrastrutture. Una ricchezza da circa 200 miliardi per la quale serve quanto prima la definizione dell’assetto di governance per la sua gestione. "L’Italia presenterà puntualmente" il piano entro la fine del mese, assicurano...

di Claudia Marin

Conto alla rovescia per il varo e la presentazione del Recovery Plan italiano. Entro la prossima settimana il Piano del nostro Paese – garantiscono da Palazzo Chigi dopo che si erano diffuse voci di slittamenti – sarà pronto per essere approvato dal governo, esaminato dal Parlamento e inviato a Bruxelles per il 30 aprile. A tappe forzate, dunque, per agganciare la più grande dotazione di risorse dall’epoca del Piano Marshall, a disposizione del Paese per investimenti e infrastrutture. Una ricchezza da circa 200 miliardi per la quale serve quanto prima la definizione dell’assetto di governance per la sua gestione.

"L’Italia presenterà puntualmente" il piano entro la fine del mese, assicurano dal governo e anche da Bruxelles fonti europee lo ribadiscono. "Da più settimane lavoriamo intensamente con i governi per ultimare i piani nazionali, lavoro definito da due priorità: qualità e urgenza. La Commissione – si sottolinea in Europa – riceverà differenti piani nazionali entro la scadenza del 30 aprile e il piano italiano sarà tra quelli, anche perché questa è l’intenzione esplicita del governo". Portogallo, Francia, Spagna e Grecia sono infatti pronti a presentare i loro progetti la prossima settimana e l’Italia deve fare in fretta, per non perdere "il turno" nell’assegnazione della prima tranche di fondi a luglio: fino a 27 miliardi, per il nostro Paese.

La scadenza è fissata. E per arrivare puntuali alla data, il governo ha quindi definito un cronoprogramma ormai dettagliato: Draghi chiuderà gli incontri con i partiti, ascolterà le parti sociali e poi illustrerà il piano, fatto di 191,5 miliardi circa, di cui 69 a fondo perduto, 122 prestiti, più 30 del fondo di accompagnamento al Pnrr, alle Camere il 26 e 27 aprile. I tempi sono stretti e prima di quella data ci sarà il passaggio in Consiglio dei ministri.

E sarà quella l’occasione per il varo di un decreto, che accompagnerà il Pnrr, con la definizione della "governance" di gestione del piano: dovrebbe essere sviluppata su due livelli, con una struttura di coordinamento centrale, che avrà un compito di supervisione dell’attuazione del piano e sarà anche responsabile dell’invio delle richieste di pagamento a Bruxelles. Saranno poi le singole amministrazioni ad essere responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme e tra loro dovranno trovare un coordinamento. Si tratta di un aspetto delicato, cui i ministri guardano con molta attenzione, perché nessuno vuole essere escluso dalle decisioni politiche. Perciò dovrebbe essere confermata la centralità del Mef, ma la supervisione politica dovrebbe essere a Palazzo Chigi, con il coinvolgimento di volta in volta dei ministri competenti.

Certo è che i ministri che si occuperanno di attuare tutto il piano dovrebbero essere quelli che sono direttamente interessati nelle sei missioni elencate nei contenuti del Pnrr: Vittorio Colao per la Digitalizzazione, innovazione, competitività; Roberto Cingolani per la Rivoluzione verde e transizione ecologica; Enrico Giovannini per le Infrastrutture e la mobilità sostenibile; Maria Cristina Messa per Istruzione e ricerca; Mara Carfagna per la Inclusione e coesione territoriale; Roberto Speranza per la Salute. A livello di contenuti, in attesa degli incontri con gli altri partiti, compreso quello di Giorgia Meloni, è netta la richiesta dei 5 Stelle perché il Superbonus venga prorogato al 2023 "come il Parlamento ha richiesto". Mentre la Lega vuole rassicurazioni sul fatto che le filiere a cui andranno i fondi siano effettivamente presenti in Italia e chiede che venga rivisto il codice degli appalti.