In Vaticano il summit su pedofilia e abusi sessuali nella Chiesa (Ansa)
In Vaticano il summit su pedofilia e abusi sessuali nella Chiesa (Ansa)

Città del Vaticano, 21 febbraio 2019 -  Il grido delle vittime scuote il summit vaticano sulla pedofilia nella Chiesa. È metà mattina del primo giorno di vertice, quando l’Aula nuova del Sinodo piomba nel silenzio: nessuna prolusione, niente dibattito, ora i 190 partecipanti (i 114 presidenti degli episcopati nazionali, i capi dei dicasteri romani, i rappresentanti delle congregazioni religiose e alcuni esperti) ascoltano le testimonianze di chi ha subito abusi.

L’emozione è palpabile. Racconti crudi, senza filtri. Così potenti da rigare di lacrime i volti di alcuni vescovi e cardinali in platea. Il leader dei presuli australiani, Mark Coleridge, è uno di questi e non lo nasconde. Doveva essere proiettato un video con le storie di alcuni sopravvissuti, ma l’intento di salvaguardare le loro identità ha convinto gli organizzatori a trasmettere solo le voci di questi cinque ex adolescenti (originari di continenti diversi a riprova della portata universale del dramma pedofilia) che hanno subito sulla propria carne le violenze sessuali del clero. E, in alcuni casi, si sono sentiti anche messi sotto accusa dal loro vescovo nel momento in cui hanno trovato la forza di denunciare l'abuso.alle autorità religiose.

Un doppio tradimento della madre Chiesa, come quello vissuto da un fedele asiatico che racconta di essere stato molestato oltre cento volte”. Oggi la sua vita è compromessa: fa fatica a stare insieme alla gente, ad avere rapporti con le persone. Lacerato psicologicamente non solo dalle violenze, ma ancor più da quei vertici ecclesiali con i quali si è confidato e che “hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori, questo a volte mi uccide”. Troppe amicizie nel clero impediscono che scattino indagini canoniche, sostiene. Da qui l’appello ai cardinali e ai vescovi riuniti a Roma: “Se volete salvare la Chiesa, dobbiamo darci una mossa e indicare gli autori degli abusi con nome e cognome. Non dobbiamo permettere che le amicizie abbiano la meglio, perché questo distruggerà un’intera generazione di bambini”. 

Non meno potente la testimonianza di un'altra vittima, stavolta originaria del Cile, uno dei Paesi più colpiti dall’orrore dei preti-orchi. Al punto che lo scorso anno l’intero episcopato rassegnò le dimissioni nelle mani del Papa. Anche questa vittima ha dovuto fare i conti con l’ostilità dei leader cattolici ai quali ha denunciato tempo dopo gli abusi subiti.  “La prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo - scandisce, la voce rotta dall’emozione -, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa”. Nessuna vicinanza, nessun sostegno per guarire dalla ferita della pedofilia. Solo tanta sofferenza che oggi fa detonare un’accusa pesantissima contro il collegio episcopale: “Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati in assassini dell’anima, assassini della fede”. 

Come quella calpestata di una donna africana che dall’età di quindici anni, per la bellezza di tredici, ê stata la preda sessuale di un sacerdote che l’ha messa incinta tre volte e altrettante l’ha fatta abortire. “Avevo paura di lui - confida -, ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali, mi picchiava”. Una storia ancora più agghiacciante, se si pensa che, da quanto trapela sulle prime fasi dei lavori di gruppo al summit, proprio alcuni vescovi africani si sono lamentati per  “una sorta di ossessione della Chiesa per gli abusi sessuali” che non si accompagnerebbe a una debita attenzione verso altre forme di violenze sui minori, dai bambini soldati ai piccoli sfruttati nel lavoro minorile.

L'abbraccio tra don Vinicio Albanesi e Papa Francesco nel 2017 (Ansa)

Anche un prete di una congregazione religiosa, oggi 53enne, leva la sua voce in aula per denunciare di essere stato toccato nelle parti intime da un sacerdote che gli insegnava come leggere le Scritture durante la messa. Un destino per certi versi analogo a quello di don Vinicio Albanesi. In diretta su Tv2000, nelle stesse ore in cui in Vaticano inizia il vertice anti-pedofilia, il presidente della Comunità di Capodarco, nel Fermano, un’icona nell’accoglienza e nel sostegno a tossicodipendenti e malati psichici, rompe il silenzio: “Anche io sono stato abusato in seminario, mi sono salvato perché non mi sono mai sentito vittima. I vigliacchi erano loro”.

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Nel frattempo nell’Aula nuova del Sinodo si torna a galla. Le testimonianze sono finite. Si riprende fiato. La platea si concede due minuti di silenzio per meditare su quanto ascoltato. ‘“Bisognava entrare in contatto col problema, assumere su di noi il dramma”, spiegherà più tardi ai giornalisti padre Hans Zollner, vice presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Solo dall’ascolto della sofferenza delle vittime si arriva alla consapevolezza della portata dell’orrore. Un passo fondamentale, una via Crucis necessaria per agire con concretezza affinché tutto questo non si ripeta.