di Claudia Marin L’estensione della maggioranza condizionerà il programma del governo Draghi, ma è fin da ora più che verosimile che l’ex numero uno della Bce userà, per venire a capo delle posizioni spesso contrapposte delle forze politiche, lo stesso metodo adottato per piegare mastini del calibro di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, fiero avversario del suo bazooka monetario. "La sintesi tocca a me, non eluderò le scelte", ripete Draghi...

di Claudia Marin

L’estensione della maggioranza condizionerà il programma del governo Draghi, ma è fin da ora più che verosimile che l’ex numero uno della Bce userà, per venire a capo delle posizioni spesso contrapposte delle forze politiche, lo stesso metodo adottato per piegare mastini del calibro di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, fiero avversario del suo bazooka monetario. "La sintesi tocca a me, non eluderò le scelte", ripete Draghi durante le sue consultazioni. La strada è quella di affrontare le urgenze, tenendo sullo sfondo i temi più divisivi: immigrazione, legge elettorale (lasciata agli accordi parlamentari) e Mes (che vede il no di Lega e 5 Stelle insieme). L’aspirante premier, insomma, restringerà al massimo l’agenda, per concentrarsi sulla possibilità di raggiungere un compromesso su 4-5 ambiti-chiave: riscrittura del Recovery Plan, campagna di vaccinazione, passaggio dalla stagione dei bonus a pioggia e dei contributi a fondo perduto al rilancio delle imprese e all’accompagnamento dei lavoratori oltre il blocco dei licenziamenti, riforma della Pa e uscita progressiva da Quota 100 e revisione del Reddito di cittadinanza in direzione delle politiche attive.

Il partito di Salvini dovrà accettare una rigorosa impostazione europeista e filo-Biden. Il che comporterà rinunce anche per i grillini filo-cinesi. Interventi minimi su giustizia e fisco: rinvio della stretta sulla prescrizione e conferma dell’assegno unico per i figli, pacchetto rottamazioni e saldo e stralcio per l’exit strategy dall’emergenza. Flat tax e progressività delle imposte, cavalli di battaglia contrapposti Lega-Pd, nel cassetto.

Draghi vorrà rimettere mano a fondo al Recovery Plan nella versione Conte: la governance sarà affidata alla direzione strategica di un comitato di ministri, ma l’operatività, attraverso procedure straordinarie, sarà gestita da un "ministro per il Recovery Plan". La sfida più ambiziosa sarà quella di riuscire a spendere le risorse ingenti: e su questo versante l’obiettivo è semplificare i percorsi decisionali. Pochi grandi grandi progetti. Infine, i nodi Quota 100 e Reddito di cittadinanza: la soluzione può arrivare dal tavolo governo-parti sociali. Così come accadde per la storica riforma Dini del 1995, votata alla fine da tutti, Lega e sinistra compresi.