Mercoledì 17 Luglio 2024

Coronavirus, l'Ema dà il via libera al Remdesivir. Primo farmaco anti Covid

L'agenzia europea del farmaco: cura adulti e over 12 con polmonite. Entusiasta Bassetti, più critico Garattini

Via libera dell'Ema per il farmaco anti-Covid Remdesivir (Ansa)

Via libera dell'Ema per il farmaco anti-Covid Remdesivir (Ansa)

Roma, 25 giugno 2020 - In attesa del vaccino, buone notizie per la cura del Coronavirus in Italia: il comitato dell'agenzia europea del farmaco (Ema) che si occupa dei medicinali umani, ha raccomandato l'approvazione condizionata all'immissione in commercio del Remdesivir per il trattamento del Covid-19 in adulti e adolescenti dai 12 anni di età con polmonite che richiede il supporto respiratorio. Si tratta del primo farmaco contro Covid-19, si legge sul sito dell'Ema, a ricevere questa approvazione, che ora deve avere il via libera definitivo dalla Commissione Ue.  La raccomandazione si basa principalmente sui dati dello studio Niaid-Actt-11, sponsorizzato dal National Institute of Allergy and Infectuos Deseases degli Stati Uniti, oltre a dati di supporto provenienti da altri studi sul remdesivir. La Commissione europea, seguirà rapidamente il processo decisionale. 

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L'infettivologo Bassetti

Esulta su Facebook Matteo Bassetti, ordinario di Malattie infettive dell'università di Genova e direttore della clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino: "Un'ottima notizia per il vecchio continente. Noi ci avevamo creduto fin dal principio. A Genova abbiamo trattato il primo paziente già alla fine di febbraio. Speriamo sia presto disponibile anche in Italia". 

Garattini: ci serve di meglio

Velatamente critico, invece, Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs: "L'antivirale remdesivir riduce la degenza ospedaliera da 15 giorni a 11 giorni in media, ma non cambia la mortalità" per Covid-19 in modo significativo. "Penso che abbiamo bisogno di qualcosa di meglio, di qualcosa di più efficace di questo farmaco", per poter fare la differenza nella cura delle infezioni gravi da nuovo coronavirus.  L'invito dello scienziato è a potenziare gli sforzi della ricerca e a puntare più in alto: per ora, sostiene Garattini, "l'effetto è minimo rispetto a quello che dobbiamo cercare di ottenere. E cioè un trattamento che riesca veramente a ridurre la mortalità, oltre che ad accorciare la durata del ricovero in ospedale".