2 ott 2020

Coronavirus, l'epidemiologo Ioannidis: "Un secondo lockdown? Non è necessario"

"Una nuova ondata non sarebbe grave come quella di marzo, sappiamo come difenderci"

valerio baroncini
Cronaca
L’epidemiologo John Ioannidis, 55 anni, oggi sarà a Bologna
L’epidemiologo John Ioannidis, 55 anni, oggi sarà a Bologna
L’epidemiologo John Ioannidis, 55 anni, oggi sarà a Bologna

"Perché la maggior parte dei risultati prodotti dalla ricerca sono falsi" è il titolo dell’articolo scientifico forse più letto nella storia medica. E non è un caso che il suo autore, il professor John Ioannidis – epidemiologo greco-americano dell’Università di Stanford in California –, abbia cercato di dimostrare, con uno studio che sarà presentato oggi a Bologna in apertura del Festival della Scienza medica (www.bolognamedicina.it), che "le persone entrate in contatto con il Coronavirus sono molte di più di quelle accertate". La tesi – contestata da altri colleghi – è che siamo di fronte a un’epidemia meno grave di quanto disegnato finora e che non esistano prove che "le misure di lockdown siano efficaci". Il bollettino Covid del 2 ottobre Professore, dopo il lockdown di primavera, potremmo tollerarne un secondo? "Una seconda chiusura sarebbe devastante. Non solo per le finanze, l’economia, i lavori e i lavoratori, ma perché porterebbe una peggiore qualità di vita. Riproporla sarebbe una misura dannosa e aggressiva". Il primo lockdown dunque era sbagliato? "Non dico sia stato sbagliato. È stato una reazione immediata giustificata da una situazione terribile, con moltissimi morti e tanti dubbi. Ma non abbiamo prove che sia stato davvero efficace". Si spieghi meglio. "Non abbiamo due Italie grazie alle quali comparare i dati, non sappiamo cosa sarebbe accaduto senza la chiusura. Le scelte andrebbero fatte usando dati credibili, raccolti in maniera scientifica. La situazione è stata tragica per vari motivi: in primis perché non sapevamo quali trattamenti usare; inoltre le morti sono avvenute soprattutto in case di riposo e in ospedali dove alcuni reparti non erano adeguatamente protetti". Quindi? "Chiuderci in casa non ha migliorato queste situazioni. Il protrarsi del lockdown ha, semmai, aumentato le differenze, accresciuto la povertà e altri tipi di patologie come quelle mentali". Pensa quindi che la seconda ondata ...

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