Coronavirus, un medico con i dispositivi di protezione (Ansa)
Coronavirus, un medico con i dispositivi di protezione (Ansa)

Roma, 23 aprile 2020 - Questo virus perde forza, la carica virale si è attenuata. Sono sempre più numerosi gli specialisti che riferiscono una tendenza in atto: Matteo Bassetti infettivologo del San Martino di Genova, Francesco Le Foche immunologo del Policlinico Umberto I di Roma, Francesco Garbagnati, già all’Istituto dei Tumori di Milano. Guai ad abbassare le misure, occorre sempre mantenere le distanze, coprire tutti naso e bocca, evitare gli ambienti chiusi affollati poco ventilati, dove pullulano i germi, curare l’igiene. Ma ora possiamo guardare con fiducia al momento in cui riprenderemo le nostre occupazioni. E il vaccino? Quanto ci sarà ben venga, ma la nostra libertà di movimento, con le dovute cautele, arriverà prima.

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Il Coronavirus allenta la presa. "I ricoveri a causa del Coronavirus hanno perso d’intensità come numeri, ma soprattutto come forza. Le persone ricoverate hanno quadri clinici meno aggressivi, meno complicati, rispetto alle terapie intensive e ventilazione meccanica delle settimane scorse". Così il professor Matteo Bassetti, presidente della Società italiana terapia antinfettiva. L’indicazione viene guardando il trend dei degenti. Meno Covid-19 arrivano a sviluppare quadri severi grazie alle terapie iniziali, isolamento domiciliare, tamponi, monitoraggio della saturazione dell’ossigeno. Ci sono meno casi che arrivano alla famigerata tempesta di citochine infiammatorie, quella che accompagna la polmonite interstiziale. La somministrazione di eparine a basso peso molecolare ammessa dall’Aifa è una ulteriore misura tesa a scongiurare i quadri di microtrombosi degli alveoli. "Ritengo che si possa essere ottimisti e pensare alla ripartenza", ha concluso Bassetti.

Avanti anche senza vaccino. "Un vaccino sarà sempre il benvenuto, ma possiamo fare senza, con le giuste precauzioni. Io ritengo che oggi noi dovremmo puntare sulle terapie immediate e la medicina sul territorio – ha affermato Francesco Le Foche, professore di immunologia all’Università di Roma, La Sapienza – non credo sia indispensabile un vaccino. Qualora ci fosse questa opportunità, si dice tra un anno e mezzo, sarà utile".

Secondo l’immunologo, l’epidemia si affievolisce comunque. "Questo virus, come altri che abbiamo già conosciuto in passato – avverte il professor Le Foche – tende a spegnersi da solo, soprattutto quando c’è una riduzione della loro entropia sociale. Grazie al lockdown che è stato messo in atto questo virus perde la carica diffusiva, va incontro a quella che potremmo definire come una sorta di estinzione programmata. Speriamo davvero che questo avvenga rapidamente e che i primi caldi possano essere d’aiuto. Non credo che dovremmo restringere di molto la nostra libertà e la nostra autonomia sociale".

Ma la carica virale si è realmente attenuata? "Che il virus perda forza lo dicono i numeri e i medici – afferma Francesco Garbagnati, uno dei consulenti del governatore della Lombardia, quello che ha sollevato il tema delle mascherine – in genere, infatti, si registra una minore aggressività da Coronavirus sui malati. Per quale motivo? Le misure evidentemente si sono rivelate efficaci, il virus perde la sua forza anche perché coprendoci tutti naso e bocca c’è meno carica virale in circolazione, questo aiuta decisamente la reazione immunitaria dell’organismo. Anche il professor Pesenti, anestesista, ha espresso al presidente Fontana, assieme a me, le buone ragioni per cui raccomandare l’adozione diffusa delle mascherine".

Con il passare dei giorni le anticipazioni di Garbagnati si sono rivelate in linea con le posizioni delle società scientifiche dei chirurghi e dei rianimatori intensivisti che hanno riconosciuto l’importanza di limitare la diffusione dei droplets di saliva e dell’aerosol mediante protezioni, per far calare la carica virale circolante nella popolazione.